“È forse permissibile che l’uomo debba cibarsi di prodotti da laboratorio, inghiottendo filetti di una
carne asettica, una carne sintetizzata in laboratorio?”
Per questo, è sorto un gran malcontento da parte di persone pronte ad abbracciare l’ignoranza a
discapito della proprio benessere. Ancora una volta possiamo ammirare l’immane stoltezza umana,
di una folla desta alla cecità, una folla pronta a difendere una ferma monotonia di credenze, costumi
e tradizioni. Comoda nella propria serenità, fatta di macelli e fragranti portate. Ed oggi è stata
proposta un’alternativa, un sicuro e avanzato mezzo per risparmiare lo smisurato dispendio di
energia, beni e vite. Ma pochi vogliono darle ascolto, o qualche ragione, e gli altri la ripudiano
come un veleno commestibile.
Ma perché dovremmo scegliere di percorre lo studio di questo alimento e decidere di introdurlo
nella nostra economia?
Prima di tutto, a causa degli allevamenti animali. Essi vanno aboliti, estirpati dalla nostra economia
e con loro la concezione che essi siano giusti, o giustificabili. L’umanità non si crede capace di
sopravvivere a tale mancanza, crede che la carne costituisca il principale sostentamento del nostro
mondo, prima di un corretto modo di pensare. Difatti essa insegue una ingannevole fallacia logica,
la credenza che la vita di un animale non valga quanto la vita di un uomo. Ma questo non può essere
vero. Come si può mai stabilire la preziosità di una vita? Forse per intelligenza o virtù. Tuttavia
queste sono soltanto credenze, che velano il vero senso di vita: per principio, una vita dovrebbe
avere importanza in quanto vita stessa, e indipendentemente da altri fattori; si può forse dire che la
vita di un neonato valga meno di quella di un adulto? O forse che un uomo malato, disabile, o
mentalmente infermo, che ha un misero futuro nella nostra società, non meriti di vivere quanto un
qualunque altro cittadino?
Dunque perché nella nostra immaginaria utopia l’uomo ha il potere di sottrarre la vita animale,
declamando queste gesta come necessarie alla sopravvivenza o perfino ai piaceri mondani della
buona tavola? Ma abbiamo appena compreso la fallacia di questo discorso; quindi cosa ci può
ancora legittimare? La risposta è nulla: per conquistare il diritto sopra la vita animale, dovremmo
legittimare gli stessi atti sugli uomini; ma questo è immorale.
Ciò detto, non esiste più alcuna ragione per perdonare la dipendenza dalla vita animale, e dalla sua
carne. Perciò perché non optare per una scelta più morale come la carne artificiale?
Per di più, la nuova carne è derivata da cellule animali. È una carne pressoché identica, se non per
un maggior prezzo. Tuttavia non si può arrivare a chiamarla un lusso: essa nasce circa dieci anni fa,
sotto prezzi allucinanti, ma ad oggi se ne può ottenere più di due etti a 13 euro. Certo, non si può
dire che sia un prezzo esiguo, o economicamente preferibile alla classica carne da allevamento, ma
il suo prezzo sta seguendo un calo drastico che la ritrae come una validissima alternativa.
In più , in un clima semi-catastrofico come quello in cui viviamo, non possiamo opporci
all’opportunità di ridurre l’inquinamento degli allevamenti. Seppur sia vero che la produzione del
neonato alimento costi un’alta emissione di CO2 per una bassa emissione di CH4, che da un lato
sembra positivo e dall’altro un peggioramento, vale la pena investire nella sua ricerca. Ci troviamo
in una condizione dove lo studio energetico è di vitale importanza e costituirà il cardine dei nostri
dibattiti ancora a lungo, perciò non si può scartare una così allettante opportunità che potrebbe
essere sostenuta da nuovi impianti di energie rinnovabili. Perciò, pur esistendo un ostacolo simile,
non si può vivere nella credenza che ciò sia un vincolo irremovibile.
Insicurezze e dubbi rimarranno sicuramente, soprattutto dalle folle imbevute dei propri costumi, ma
io mi schiero per la ricerca e la crescita umana. Io decido di seguire una strada più razionale che dà
veramente valore alla vita e promuove il progresso economico, e credo che così dovrebbero fare le
persone, perché tutte hanno il bisogno di distaccarsi una volta per tutte dall’illusorio piacere delle
consuetudini.

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