È corretto aprire il mercato alla cosiddetta “carne sintetica” o è un qualcosa da vietare sia a livello di produzione che distribuzione come riporta la bozza del disegno di legge da poco presentata al nostro Consiglio dei Ministri da alcuni nostri governanti?

Sicuramente si tratta di un nuovo ed importante tema con ripercussioni etico-sociali sul quale occorre discutere per cercare di mediare tra soluzioni politicamente agli antipodi, evitando estremismi che, in un caso o nell’altro, rischiano di far perdere l’obiettività tecnologica che solo la scienza può preservare a nostro, a volte, incosciente vantaggio.

Per poterlo fare iniziamo a comprendere cos’è la carne sintetica.

Meglio nota come “carne coltivata”, la carne sintetica è chiamata in tal modo perché è prodotta in laboratorio a partire da cellule animali che costituiscono di fatto la base per la produzione in laboratorio di un prodotto alimentare che si basa su cellule staminali che rimangono sempre e comunque all’interno dell’organismo di partenza. Pertanto, il termine “sintetico” è, quanto meno forviante, perché potrebbe far pensare ad un qualcosa di artificiale, prodotto in laboratorio, per mezzo di chissà quale elaborazione e/o processo chimico che ne altera la natura.

Lo strumento che consente una tale “magia” è chiamato bireattore e null’altro è che un dispositivo che è in grado di mantenere la temperatura ottimale che consente agli organismi cellulari di sopravvivere e nutrirsi al fine di preservare la propria crescita. Tali strumenti sono già utilizzati su larga scala per la produzione della birra e dello yogurt che al momento non sono ancora stati espulsi dal mercato alimentare.

Di conseguenza la carne sintetica è riconosciuta essere un alimento sicuro per la salute umana: in Unione Europea la si considera un “novel food” che, in quanto tale, deve rispettare tutte le normative in tema di sicurezza al fine di poter essere distribuita anche in Italia come in tutti gli altri Paesi membri, esattamente come si prevede di fare per cibi alternativi come gli insetti. Sarebbe infatti una grave violazione dei diritti umani vietare la possibilità di scegliere.

A supporto di questo si consideri che la scelta della carne sviluppata “sinteticamente” deriva da una particolarissima ed attenta selezione in laboratorio che ne garantisce il livello di qualità e sicurezza durante tutto il processo produttivo.

Pertanto, credo sia evidente come la bocciatura della carne sintetica in Italia, sia un errore di valutazione dipeso più da questioni di spinta naturalistica e conservatrice che da ripercussioni sulla legittima sicurezza degli esseri umani che non potrebbero che trarne vantaggi nutrendosi di un prodotto controllato dalla sua nascita e, per questo, privo di antibiotici e privo di contaminazioni esterne dipese da differenti luoghi di confezionamento, come invece avviene diversamente per la tradizionale distribuzione della carne.

Inoltre, va considerato anche che, ormai, con il continuo ed esponenziale aumento del fabbisogno di carne nel mondo la gestione ed il mantenimento degli allevamenti di bestiame è un tema che potrebbe a breve portare il sistema al collasso, per non parlare della sofferenza animale che, con questo nuovo sistema, potrebbe essere più contenuta a livelli essenziali. Come si potrebbe, per esempio, continuare a gestire l’effetto dell’aggravarsi della crisi climatica sull’allevamento del bestiame? Cosa comporterebbe sulla vita dell’animale? Come dovrebbe essere curato sino al suo macello?

Più fiducia, dunque, alla scienza che ci ha aperto e ci continua ad aprire, per certi versi, le porte di un futuro più sostenibile, investendo in primis sulla ricerca per trovare le migliori cure contro le centinaia di malattie che ci sorprendono tutti i giorni; più fiducia in chi si applica con impegno per cercare soluzioni senza aumentare i problemi; più attenzione e spazio verso il mondo alternativo che può a volte apportare vantaggi all’ambiente ed al nostro benessere; maggior consapevolezza e meno “paura” verso ciò che non conosciamo davvero!

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