Capture social

Le lancette dell’orologio o meglio, le cifre del nostro dispositivo elettronico sembrano correre veloci quando immobili e con lo sguardo fisso, trascorriamo ore ed ore davanti allo schermo luminoso, immersi in un mondo parallelo, attenti a controllare le ultime notifiche sui social e pronti a reagire agli ultimi contenuti pubblicati. 

Negli ultimi anni, senza neanche rendercene conto, abbiamo instaurato un legame fortissimo con i social media fino a farli diventare una parte irrinunciabile della nostra vita, una vera e propria dipendenza.

Ma questo essere sempre connessi, davvero non ha alcuna conseguenza?

Come per ogni cosa, anche per l’uso dei social network possiamo valutare i vantaggi e  gli svantaggi, e come spesso sentiamo dire, è proprio da come usiamo questi strumenti che effettivamente possiamo constatare se si tratta di un’opportunità utile o contrariamente di un’abitudine dannosa. 

Tra i vantaggi principali sicuramente troviamo le numerose possibilità di lavoro che i social offrono e l’opportunità di una comunicazione immediata e senza confini.

Per quanto riguarda l’aspetto lavorativo  molte sono le figure professionali che ruotano attorno alla comunicazione in rete; negli ultimi anni sono nate nuove  professioni come quella di influencer, content creators o web designer.

Quello sui social è un vero e proprio lavoro ed anche ben retribuito, all’apparenza semplice, immediato, per tutti.

Il lavoro di influencer resta il sogno di molti giovani, un lavoro che promette successo e denaro senza troppi sacrifici, ma che per alcuni aspetti, può nascondere più di altri  delle insidie pericolose. L’influencer può risultare emotivamente stressato a causa della continua esposizione mediatica: il rischio infatti è quello di essere costantemente in balia dei giudizi dei sostenitori e degli insulti degli haters. Un’altalena emotiva non priva di ripercussioni sulla salute mentale.

Se guardiamo alla comunicazione e all’informazione possiamo sostenere che  i social costituiscono un importantissimo strumento di divulgazione. 

Durante il lock down, dovuto al coronavirus, piattaforme come i social hanno abbattuto le distanze; proprio grazie al loro utilizzo, infatti, abbiamo imparato a stare vicini anche da lontani, rimanendo in contatto con le persone a noi care e condividendo le nostre esperienze con persone di tutto il mondo. 

Ma tra questi aspetti positivi si celano degli spiacevoli inconvenienti: truffatori o manipolatori con falsi profili trovano in questi strumenti un valido supporto per “abbindolare” i più ingenui e per approfittare delle persone emotivamente fragili, trasformando quello che dovrebbe essere un mezzo utile in uno strumento molto pericoloso.

Quali invece le conseguenze sugli adolescenti?

Secondo i dati riportati dalla letteratura scientifica l’uso dei social network da parte di ragazzi e bambini ha contribuito a peggiorarne la condizione psicologica e il problema risulta aggravato se si tiene conto che alcune piattaforme private non consentono di verificare il materiale pubblicato messo a disposizione di minori. 

Meccanismi di approvazione come i likes, filtri fotografici e trend imposti  dai social, generano nei giovani stati di ansia, che col tempo portano a dismorfismo, disturbi alimentari e alterazioni del comportamento. È un dato di fatto che negli ultimi anni sono aumentati gli interventi di chirurgia estetica tra i giovanissimi, per ottenere visi e corpi omologati come spesso è facile riscontrare in rete. Da un’attenta analisi è emerso chiaramente che i contenuti pubblicati sui social sono mirati a influenzare le scelte degli adolescenti, creando meccanismi di dipendenza dai quali difficilmente si riuscirà a staccarsi se non attraverso un adeguato percorso riabilitativo ed un valido supporto psicologico.

 

E allora ci viene da chiedere se ogni tanto dovremmo smettere di stare online e iniziare ad essere connessi.

Connessi con noi stessi e con gli altri, realmente, per tornare a guardarci negli occhi e a leggere l’ emozione in una smorfia.

Forse dovremmo tornare ad incontrarci nei luoghi reali, per socializzare davvero.

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