Il Quotidiano in Classe: Il Sole 24 ore
Nella clip di oggi Luca Tremolada parla delle relazioni con i chatbot. Racconta la storia di Ayrin, che parlava con il suo “fidanzato” ChatGPT fino a 56 ore a settimana, e spiega perché un’intelligenza artificiale sempre disponibile e sempre d’accordo non può sostituire la fatica, e la ricchezza, delle relazioni umane.
Nella clip di oggi Luca Tremolada racconta un nuovo mercato: quando un’azienda chiude, email, calendari e chat dei dipendenti possono essere venduti per addestrare l’intelligenza artificiale. Google ha pagato 10 milioni di dollari per l’archivio della compagnia aerea fallita Spirit Airlines, con 600 milioni di messaggi. Ma chi decide che le conversazioni delle persone diventino materiale per insegnare a una macchina?
Google ha aperto a tutti SynthID Detector, che cerca la “filigrana” invisibile nascosta dentro immagini, video e audio generati dall’intelligenza artificiale. OpenAI ha annunciato che presto la metterà anche nei testi di ChatGPT in Europa. Vuol dire che chi usa l’AI per i compiti verrà scoperto? Non è detto. Nei test di OpenAI basta sostituire un quarto delle parole con dei sinonimi perché il riconoscimento scenda dal 92 al 17 per cento. Il rischio è doppio: chi vuole barare passa, e chi ha lavorato onestamente può finire segnalato per errore. Nella clip Luca Tremolada spiega come funzionano queste filigrane e perché assomigliano agli anticheat dei videogiochi online.
Avete mai fatto caso ai vortici che si creano quando versate il latte nel caffè? In questo video vi spiego come quel semplice gesto quotidiano nasconda in realtà uno dei più grandi misteri irrisolti della scienza: le equazioni di Navier-Stokes, un vero e proprio “Problema del Millennio” con in palio un milione di dollari.
Vi racconto dell’annuncio bomba di OpenAI, che sostiene di aver risolto l’enigma in sole 88 ore scatenando 10.000 agenti virtuali. Ma è qui che voglio farvi riflettere: questa intelligenza artificiale capisce davvero la matematica, o si limita a esplorare infinite opzioni a una velocità per noi impossibile, generando quella che i ricercatori chiamano “slop mathematics”?
Attraverso la metafora di un videogioco open world, vi mostro la differenza abissale tra “trovare la risposta” per vincere un livello e comprendere realmente il metodo. Perché se l’AI può scalare la vetta in tempo record, a noi esseri umani resta il compito fondamentale di capire la montagna. Ed è per questo che, alla fine, serviamo noi.
Nella clip di oggi, Luca Tremolada parla del settore dei videogiochi, che dopo il Covid ha iniziato a mostrare difficoltà non solo in termini di fatturato, ma anche per quanto riguarda gli esuberi di personale.
Sottolinea inoltre l’importanza di studiare l’economia del videogioco per cercare di capire e prevedere cosa potrebbe accadere con l’ingresso dell’intelligenza artificiale nel mercato del lavoro.
Ecco il testo a corredo. James Quincey (Coca-Cola) e Doug McMillon (Walmart) mollano. Non è un pensionamento dorato, è una resa davanti al tachimetro dell’IA. La CNBC conferma: i giganti del retail sentono il fiato sul collo di una rivoluzione che non sanno guidare. Ma attenzione: non servono più “nerd da scantinato”.
I dati del Financial Times parlano chiaro: i salari decollano per chi ibrida le competenze STEM con l’intelligenza sociale. L’IA oggi è una commodity, un’utility come l’elettricità: costa poco e corre veloce. Il valore vero si sposta sulla responsabilità. L’algoritmo scrive il codice, ma non risponde delle conseguenze etiche o legali. Non firma i bilanci.
Siamo nell’economia degli agenti: chi possiede solo la tecnica è vulnerabile. Vince chi fa da ponte, chi usa il silicio per potenziare le relazioni umane. È la rivincita dell’umano, ma con un turbo digitale sotto il cofano. La macchina esegue, l’uomo decide.
Il programma Artemis non è solo il sequel di quel “grande balzo per l’umanità” del 1969; è un’operazione di un’ampiezza scientifica, politica ed economica senza precedenti. Eppure, una domanda sorge spontanea tra chi resta a terra: ne vale davvero la pena?
In un mondo che brucia, letteralmente e metaforicamente, ha senso guardare alle stelle? Proviamo a smontare la questione con un po’ di sano pragmatismo e un pizzico di stupore. Spoiler: la risposta è sì. Non dobbiamo smettere mai di guardare le stelle proprio perché viviamo in un mondo imperfetto.
In Francia si avvicina a una stretta sull’uso dei social media da parte dei minori.
Martedì sera 31 marzo 2026 il Senato ha approvato una proposta di legge che introduce limitazioni per gli under 15, Serve davvero vietare i social? Se davvero i giovanissimi sono in una trappola quali possono essere le vie d’uscita?
Per la clip di oggi Luca Tremolada ci parla del Metaverso.
Eravamo tutti pronti a trasferirci altrove, in quella dimensione parallela fatta di pixel e avatar che doveva riscrivere le regole della nostra presenza sociale. Ma il Metaverso, per come ci è stato raccontato dai palchi californiani, ha finito per sbattere contro la realtà fisica. Non è una questione di tecnologia fallimentare, ma di utilità: l’idea di vivere in un visore si è rivelata troppo ingombrante rispetto alla velocità del mondo reale. Mentre cercavamo una “killer app” che giustificasse l’investimento, l’Intelligenza Artificiale ha cambiato la traiettoria, offrendo strumenti immediati e tangibili che hanno rubato la scena e i capitali. Oggi non parliamo più di mondi virtuali in cui fuggire, ma di informatica spaziale, uno strato digitale che deve servire a migliorare il lavoro e la medicina, non a sostituire l’aperitivo con gli amici. Più che una fine, è un bagno di realtà: abbiamo scoperto che il futuro non è chiudersi dentro una scatola, ma potenziare il mondo che abbiamo già sotto i piedi.
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