Viviamo in un mondo in cui le notizie possono essere considerate mutevoli e periodicamente nuove, infatti l’attenzione pubblica si sposta con grande velocità e facilità su eventi di volta in volta diversi; questo perchè l’uomo spesso si stufa facilmente, preferendo una notizia più nuova rispetto ad una notizia meno nuova ma più rilevante. Ne sono la prova due conflitti che sono in corso in questo momento storico, lo scontro tra Russia e Ucraina e lo scontro tra Israele e Hamas: dopo un periodo di grande impatto mediatico, sembrano essere scomparsi. Questa però, purtroppo, non è la verità dei fatti. Infatti questi due conflitti non sono scomparsi, ma sono tutt’ora in corso e, come prima, stanno portando a perdite di vite umane e distruzione, con l’unica differenza che ora sembra che costituiscano la normalità. 

Nonostante ciò, le notizie sulla guerra sono diventate solo un sottofondo e noi privilegiati, che non siamo coinvolti in prima persona in questi conflitti, ci ricordiamo che in altre parti del mondo ci sono bambini che tutti i giorni perdono la casa e la famiglia solo quando, qui da noi, non ci sono altre notizie abbastanza accattivanti da attirare la nostra attenzione. Appena scoppiati questi due conflitti, c’è stato un momento di allarme generale nel nostro Paese, che però si è presto ritirato, in quanto, valutato lo stato di pericolo e constatato che gli scontri non interessavano in prima persona gli italiani e si stavano svolgendo in parti del mondo relativamente lontane da noi, si è arrivati alla conclusione che di queste situazioni se ne potevano occupare “altri”, confermando che spesso l’uomo si dimostra egoista e privo di empatia. Credo che sia molto pericoloso che non si senta più parlare con grande frequenza di queste guerre, in quanto potrebbe far credere alla gente che la situazione sia meno grave ed urgente di quanto sia in realtà. La nostra attenzione e il nostro impegno continuo sono essenziali per la risoluzione di questi conflitti, infatti un’opinione pubblica sensibilizzata, consapevole, attiva e informata può esercitare una grande pressione alle istituzioni internazionali, spingendole ad agire in maniera più repentina e decisa per cercare di garantire la pace nel mondo. 

Il cercare di dimenticare che in altre parti del mondo sia in corso una guerra, credo che sia anche dovuto ad un altro fattore, che possiamo dire non essere controllato dall’uomo stesso. Infatti penso che ad ognuno noi venga un senso di tristezza e di sconforto quando si parla di questi argomenti, quindi è possibile che in maniera inconsapevole si cerchi di evitare tali notizie, preferendo magari discutere argomenti più felici e spensierati.  

La normalizzazione della guerra può portare alla dimenticanza delle vittime e delle sofferenze che hanno dovuto affrontare le persone coinvolte. Inoltre, oltre a non dimenticare, è necessario, per imparare dai propri errori e cercare di evitare che si ripresentino situazioni simili, tenere acceso il dibattito per impedire che la situazione venga sottovalutata, perché il silenzio non porta mai alla risoluzione dei problemi. 

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