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La salute mentale dei giovani è un tema che, nella nostra società, necessita di sempre più attenzione: a causa della richiesta di riuscire a ottenere risultati costantemente al meglio delle proprie possibilità (e anche oltre), i ragazzi che si trovano in situazioni di difficoltà sono in grande aumento. Presenza costante nella vita di giovani e giovanissimi, i social nascono con un intento positivo, cioè mettere in comunicazione più persone possibile nonostante le distanze, ma richiedono competenze relazionali che permettano di gestirli in modo corretto. Se non si fa attenzione alle proprie azioni online, è facile, infatti, far degenerare velocemente il clima che si crea all’interno di questo canale. Il fatto di essere sempre connessi e raggiungibili dall’opinione di tutti non è per forza un fatto positivo ed espone a situazioni che possono diventare troppo difficili da gestire. Succede, ad esempio, quando si ricevono commenti sgradevoli e gratuiti che, a lungo andare, possono trasformarsi anche in episodi di cyberbullismo. Le vittime tendono a isolarsi, a sentirsi abbandonate e dentro di loro cresce un senso di inadeguatezza e disagio per cui faticano a chiedere aiuto. I problemi che derivano da questa situazione toccano, quindi, soprattutto l’animo dei giovani, sempre più costretti a confrontarsi con una società fatta di apparenze. Le insicurezze si moltiplicano davanti a modelli perfetti che vengono esaltati dai social e lo stato mentale ne risente profondamente fino, talvolta, all’insorgere di disturbi comportamentali o alimentari. Questo non impatta soltanto sul loro morale, ma anche sulla loro salute fisica, molto spesso compromessa proprio dagli stessi ragazzi. Non sono rari i casi in cui questo elevato livello di stress sfocia in episodi di autolesionismo. Si tratta di un modo per combattere il dolore emotivo causato da traumi profondi che non si ha il coraggio di condividere. Tutta la frustrazione provocata da situazioni difficili da affrontare a causa dei social viene riversata sul proprio corpo, come un atto liberatorio in grado di distogliere la propria attenzione dai problemi. D’altra parte, i numerosi atti di cyberbullismo provocano ferite talmente profonde che non sempre si è in grado di resistere al dolore e, spesso, l’unica soluzione contemplata è il suicidio.  I dati non mentono: chi ha subito cyberbullismo è più soggetto al suicidio rispetto a chi si è trovato davanti ad una situazione simile, ma nella vita reale. L’11% delle vittime ha tentato almeno una volta il suicidio e il 70% ha ammesso di aver avuto comportamenti autolesionisti. Si parla di una piaga che sta dilaniando i più giovani che, dietro ad uno schermo, possono essere allo stesso tempo fragili o forti. Ciò che più stupisce di questa situazione è la poca attenzione che viene prestata in particolar modo dagli adulti e dalle autorità che, solo dopo le tragedie, si espongono e provano a rimediare alle loro mancanze. Anche a causa di questo, i ragazzi si sentono troppo soli e non riescono a trovare una via d’uscita alternativa. Diventa, quindi, fondamentale avere figure di riferimento che non solo siano in grado di orientare le nostre azioni nella giusta direzione, ma con le quali si possa parlare apertamente delle proprie difficoltà in qualsiasi contesto. Non bisogna limitare questi argomenti a luoghi formali come la scuola, ma l’ideale sarebbe trovare, anche e soprattutto in famiglia, persone con cui aprirsi.



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