Da quando l’IA è stata creata, non ha mai posseduto una forma fisica vera e proprio ma negli ultimi anni sono stati sviluppati dei robot che prendono il nome di umanoidi, data la loro forma simile a quella dell’uomo. Il più famoso è WABOT-1, il primo robot umanoide sviluppato dai giapponesi nel 1972, capace di camminare, ascoltare e parlare. Oggi gli umanoidi sono sempre più avanzati e alcuni riescono a svolgere attività che fino a pochi anni fa erano riservate esclusivamente agli esseri umani. Questa rapida evoluzione ha dato vita a una domanda fondamentale: “Il genere umano riuscirà a mantenere la propria superiorità o verrà superato dalle macchine?”
Recentemente si sono svolte le Olimpiadi per robot umanoidi in Cina, in cui hanno partecipato circa 2000 robot provenienti da 16 Paesi diversi; le competizioni comprendevano un totale di 51 discipline per dimostrare i progressi raggiunti nel campo della robotica. Questo evento sembra confermare la tesi secondo cui un giorno le macchine supereranno gli esseri umani e di conseguenza li sostituiranno.
Innanzitutto, i robot e i sistemi di intelligenza artificiale possiedono una capacità di calcolo altamente superiore a quella umana, riescono ad analizzare grandi quantità di dati in pochi secondi e riescono ad individuare soluzioni a problemi che richiederebbero moltissimo tempo per una persona. Per questo motivo vengono impiegati sempre più spesso in campi in cui bisogna analizzare una grande quantità di dati oppure in cui sono fondamentali la velocità e la precisione, come ad esempio la ricerca scientifica.
Un secondo vantaggio degli umanoidi sugli umani riguarda la resistenza fisica. Le macchine, infatti, non provano stanchezza, non perdono la concentrazione e possono svolgere attività e compiti per lunghi periodi di tempo. Le recenti Olimpiadi sono una dimostrazione di questo vantaggio, poiché quasi tutti i record stabiliti dall’uomo sono stati superati durante questo evento, ad esempio nella corsa 100 metri i robot hanno superato il record mondiale di Usain Bolt di un secondo e quello di Yomif Kejelcha di 7 minuti nella mezza maratona.
Nonostante le macchine siano superiori in molti ambiti rispetto agli uomini, non possiedono una vera creatività né una reale consapevolezza. Pur essendo in grado di generare immagini, musica e testi, esse lavorano elaborando informazioni già esistenti. Al contrario, gli umani possono creare qualcosa di completamente originale, influenzati dal proprio stile di vita e dal loro modo di vedere il mondo. Inoltre, ogni robot e ogni programma di intelligenza artificiale dipendono ancora dagli uomini. A progettarli, costruirli e perfezionarli sono gli esseri umani. Senza il lavoro costante di scienziati, ingegneri e programmatori, le macchine non potrebbero esistere e nemmeno evolversi. Questo dimostra che, almeno attualmente, la tecnologia continua ad essere al servizio dell’uomo e non un sostituto completo di esso.
In conclusione, ritengo che le macchine continueranno a migliorare e a svolgere compiti sempre più complessi. Tuttavia, le emozioni e la creatività rimangono qualità che distinguono l’essere umano. Per questo motivo, più che una completa sostituzione dell’uomo da parte delle macchine, il futuro potrebbe essere caratterizzato da una convivenza tra intelligenza artificiale ed essere umano, capace di portare benefici a tutta la società.











