Gemini Generated Image m5nc2lm5nc2lm5nc

Immagine realizzata con l’intelligenza artificiale 

Negli ultimi anni abbiamo assistito a un continuo aumento della potenza, sia fisica che intellettuale, delle macchine. Tanto che spesso l’uomo, forse un po’ incredulo sulle capacità della sua stessa creazione, si è messo a confronto con esse. Frequentemente però, soprattutto negli ultimi trent’anni, ha perso. Sono diversi gli incontri che hanno segnato la storia di questo confronto, da quello leggendario, un misto tra folklore e storia, tra John Henry e la trivella a vapore, dove John vinse a costo della sua stessa vita o quello di Garry Kasparov, che campione del mondo in carica di scacchi, nel ’97 venne battuto dal super computer Deep Blue, fino a quello di Lightning il robot umanoide che nel 2026 ha corso la mezza maratona di Pechino in un tempo di 50 e 26 secondi, battendo il record umano di ben sette minuti.

Oggi è ormai impossibile mettersi a confronto con intelligenze artificiali o robot che sono arrivati a una capacità per noi inimmaginabile; ma dovremmo chiederci se sia giusto continuare a paragonarci con una macchina.

Ecco, io penso che non sia giusto mettere sullo stesso piano due realtà tra loro totalmente diverse, poiché non potremmo dare loro il medesimo valore. È vero che l’Intelligenza Artificiale ci risponde come un essere umano e, diversamente da noi, può fornire una risposta a ogni nostra domanda, ma non è in grado di pensare, di ragionare, di intuire e soprattutto di riempire di emozioni quello che dice. L’IA non dà veramente valore alle proprie parole, anche se può essere in grado di scrivere una poesia, un testo, una lettera; questi però non possono avere nessun significato se lei non può provare emozioni e vivere esperienze. 

Anche sullo sport il discorso può essere simile, perché un robot nasce per essere il più efficiente possibile, per dare il meglio in ogni ambito e viene costruito specificatamente per un compito in cui deve essere il migliore. Mentre noi nasciamo imperfetti, cresciamo imperfetti, moriamo imperfetti, ma è proprio questa nostra imperfezione a renderci unici e non un insieme omogeneo di persone uguali tra loro. Sono per l’appunto i nostri difetti e le nostre mancanze a spingerci a dare il massimo. Quale sarebbe il senso di gareggiare e di metterci alla prova se siamo progettati per vincere, quale sarebbe la soddisfazione e il significato di tale azione se non c’è nulla che ci sospinge? 

Metterci a confronto e imparare dalle macchine può sembrare un ottimo modo di utilizzarle, ma personalmente lo giudico fuorviante. Poiché, come detto in precedenza, l’IA non ragiona, ma semplicemente compone i nostri pensieri con quelli di altri. Mi sembra che l’Intelligenza Artificiale proponga semplicemente un modo inconsapevole per copiare qualcuno quasi di nascosto, senza che lui ne sia informato; può essere utile per ragionare su diversi punti di vista e su diverse idee, ma comunque rischia di apparire semplicemente come un furto di idee altrui. Anche dal punto di vista sportivo non avrebbe senso imitare le macchine, perché gli stessi robot copiano i movimenti umani e quindi da loro non si imparerebbe nulla di nuovo. Ritengo però che tra le mani abbiamo una potenza che deve essere utilizzata in maniera del tutto naturale, cercando soprattutto di entrare con essa in simbiosi senza perdere la capacità di pensare, che è quella che ci differenzia da tutto e da tutti. Il nostro pensiero nasce da esperienze ed emozioni, ed è il risultato di stimoli reali, di fallimenti e di successi vissuti sulla nostra pelle. Entrare in simbiosi con questa tecnologia significa usarla per liberarci dalle fatiche meccaniche ma anche dai limiti derivati dalle condizioni in cui nasciamo e cresciamo, cioè significa usarla per liberarci da tutto ciò che è inutilmente faticoso; l’IA deve essere uno strumento che permetta di migliorare la vita di tutti, e che ci consenta di recuperare un nuovo tempo per coltivare la nostra creatività, la nostra vita e il nostro pensiero. 

 

In conclusione penso che il confronto tra noi e la macchina sia del tutto inutile e privo di qualsiasi prospettiva sul futuro. Dunque dobbiamo dare una ragione all’utilizzo di queste macchine mostrando di essere in grado di gestirle e farle nostre, non per delegare la nostra intelligenza, ma per ampliarla. Smettendo di competere con i computer, potremmo utilizzarli come il nostro trampolino di lancio per arrivare dove finora non siamo mai arrivati e spingerci oltre il nostro limite attuale, creando così un luogo in cui l’Intelligenza Artificiale ubbidisce ed elabora, mentre l’uomo continua a rimanere colui che sogna e orienta, per il bene di tutti.

0 Comments

Leave a reply

Go to top

Log in with your credentials

or    

Forgot your details?

Create Account