Durante la pandemia i cinema sono stati fortemente danneggiati a causa dei lockdown. A dire il vero però il declino di questo settore è cominciato prima del Covid, a partire dalla diffusione di videocassette e dvd, e in particolar modo dallo sviluppo delle piattaforme streaming.

È una decrescita inevitabile, frutto del progresso: la comodità e la convenienza sono certamente fattori che affascinano gli appassionati di film. Se però le piattaforme di streamingsono più accessibili, è anche vero che non sono capaci di eguagliare e superare in ogni ambito i cinema: manca infatti l’emozione che deriva dal guardare un film su un grande schermo in buona compagnia di amici e sgranocchiando popcorn. Questo sentimento non può essere facilmente ricreato quando si guarda un film a casa e il momento in sé perde in qualche modo valore. Capita inoltre che molti si stanchino della continua produzione di nuovi contenuti e della frenesia dell’eccessiva quantità di opzioni e preferisca invece recarsi in un cinema per godersi una serata in tranquillità, anche se la scelta sarà più ristretta e il prezzo un poco più alto.

Io credo che servizi come lo streaming che puntano sulla sovra stimolazione dei fruitori siano destinati a cadere in disuso. Infatti ciò che cercano le persone è la novità, ma quando la novità stessa diventa qualcosa di scontato e ripetitivo non costituisce più un oggetto di interesse. Il problema in questo caso è il dare troppo. Quando si viene inondati di possibilità, le cose più semplici sembrano attrarre di più.

Non è quindi da escludere che a causa di questa eccessivo stimolo i cinema torneranno ad essere maggiormente frequentati. In questo caso, per favorire una sorta di convivenza tra i due servizi, il cinema e lo streaming, si dovrebbero definire reciproci confini più netti. Lo streaming potrebbe a mio parere concentrarsi sulle serie tv e film a più puntate, che possono essere guardate in più occasioni, mentre i cinema dovrebbero occuparsi dei film.

Negli ultimi tempi è stato messo in discussione il sostegno da parte dello Stato ai cinema locali. A mio parere, soprattutto dopo la crisi causata dalla pandemia, questo aiuto è al contrario necessario, infatti simili agevolazioni e sovvenzioni vengono attuate per aiutare diverse altre imprese locali a discapito di quelle internazionali. Ovviamente ciò si può verificare se vi è in questa attività un profitto e non se il finanziamento dello Stato diventa l’unica fonte di sostentamento di queste attività. Resta da scoprire se l’andare al cinema è diventata un’abitudine ormai obsoleta o, come io credo, ci siano ancora possibili riprese.

Oltre ai cinema, anche le imprese cinematografiche richiedono finanziamenti per la creazione di nuovi film. Gli effetti del cinema sull’economia e sul turismo in Italia sono diversi, dallo sviluppo di imprese locali legate alla filiera del cinema, alla valorizzazione del territorio nazionale che viene mostrato nei film.

Poiché non si può sostenere ogni nuovo film che viene prodotto, il Ministero della Cultura fa uso di uno specifico comitato che seleziona ogni anno tre film da finanziare. La decisione di quest’anno ha suscitato grande polemica, in quanto è stato scartato il film, poi risultato campione di incassi, “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi.

Il film faceva parte di una sottocategoria speciale tra i cinquantuno film da sostenere con il contributo selettivo: le opere con un costo superiore ai cinque milioni.

Esso è stato rifiutato in quanto «progetto di opera non giudicata di straordinaria qualità artistica in relazione a temi culturali, a fatti storici, eventi, luoghi o personaggi che caratterizzano l’identità nazionale».

Ciò fa pensare che i criteri di scelta del contributo selettivo dovrebbero essere seriamente rivisitati, poiché un film che affronta un tema così importante come l’emancipazione femminile, a dispetto di altri tre che, se sicuramente meritevoli del finanziamento per altri motivi, erano comunque incentrati su temi non così attuali, avrebbe dovuto essere in cima alla classifica.

È comunque da tenere conto il fatto che, come fa notare l’ex Ministro della Cultura, “grazie al meccanismo automatico del Tax Credit introdotto dalla nuova legge sul cinema, il film di Paola Cortellesi sia stato realizzato anche grazie a un contributo del ministero di oltre tre milioni di euro”.

Gli ostacoli per le imprese cinematografiche sembrano non avere fine, alla mancanza di finanziamenti e all’ascesa dello streaming si aggiunge la velocità turbinante con cui l’intelligenza artificiale sta entrando nelle nostre vite e diventando una componente decisiva in ogni ambito della società. Da diversi lavoratori del settore del cinema essa è vista come una minaccia che può comportare una svalutazione del contributo umano, che se fino ad ora era una componente essenziale, in un futuro non così lontano potrebbe risultare addirittura superflua. Ad esempio la voce e le sembianze degli attori possono essere facilmente sostituite da avatar creati artificialmente.

I diretti interessati scioperano e chiedono una rigorosa regolazione dell’IA in questo campo, in quanto, seppur possa garantire miglioramenti nel processo del film-making in termini di ottimizzazione di tempo, essa non può eguagliare la creatività e originalità umane.

Io credo che tutti questi ostacoli siano normali risultati dello sviluppo tecnologico e di recenti problemi che hanno interessato tutto il mondo come la pandemia. Il cambiamento, se frutto del progresso, deve essere assecondato, sempre però aiutando il più possibile chi non si trova sulla “cresta dell’onda” dell’innovazione.

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