Un dramma ad Hollywood. Il valore degli attori è in continuo
calo, ma questo è solo un sintomo del conflitto tra arte e
progresso dell’età contemporanea.
“L’arte non ha prezzo” è il proverbio dei critici, ma ben presto
è diventato il paradigma degli artisti: pochi ormai desiderano
l’arte e ancora meno sono disposti a finanziarla. D’altronde
che utilità può avere nel mondo d’oggi? Il nostro mondo è
pervaso da scienza, tecnica e concretezza e queste sono
dilagate anche nel mondo degli attori. Immagini artificiali,
corpi virtuali, passioni digitali. Saranno questi gli elementi dei
film del futuro. Niente più attori, niente più esseri umani, solo
Intelligenze Artificiali a dirigere la cinepresa.
Per fortuna questa è solo l’immagine di un distopico futuro
alla Black Mirror, e gli attori hanno ragione di temerla e di
respingerla. Certo, una macchina non avrà pretese sul proprio
stipendio, ma l’arte è fatta di esseri umani ed è giusto pagare
per la vera arte. Per queste ragioni, ad Hollywood, è in atto un
lungo sciopero per ribadire che è giusto finanziare l’arte e il
cinema fatto di persone.
Il cinema permette di rappresentare la realtà nel modo più
diretto e libero attraverso uno schermo: tra estasi e dramma, il
grande schermo colpisce ogni suo spettatore,che sia per
emozionarlo o per istruirlo.
Il cinema è un mezzo di comunicazione. Come ogni arte è in
grado di cambiare le sorti delle società, dei Paesi e dei singoli
individui. È in grado di impartire lezioni che vanno dalla
spietatezza del razzismo all’importanza delle relazioni umane

grazie alle persone che ne sono state vittime. Registi,
sceneggiatori, attori, tutti hanno vissuto qualcosa di
importante e tutti hanno bisogno di raccontarlo. Perciò è un
atto spietato sottrarre loro questa possibilità, eliminare dalle
sale la vera arte e rovinare artisti e spettatori.
Addirittura in Italia si è avuta prova dell’apatia provata nei
confronti dell’arte: la Cortellesi non ha ottenuto alcun
finanziamento per il suo film ma un rifiuto. Il suo film sarebbe
stato considerato di scarsa qualità, e per questo non meritevole
di alcun finanziamento da parte del Ministero della Cultura.
Un’azione alquanto sconsiderata e ripugnante nei confronti di
una pellicola che racconta di un tema importante come la
violenza di genere. Non dico certo che il Ministero o lo Stato
siano in qualche modo misogini, ma negare il proprio aiuto a
un film del genere, pregno di un preziosissimo insegnamento
è un comportamento irresponsabile.
Il cinema ha, ora più che mai, bisogno del nostro supporto.
L’arte non può e non deve essere dimenticata sotto l’ombra
della nostra cultura scientifico-capitalista. Il cinema è
un’espressione di umanità, un filo conduttore per la nostra
cultura e un momento di intimità tra le persone, tra lo
spettatore e l’artista.

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