Osservando i dati riguardanti i cinema italiani e la loro popolarità nel corso degli ultimi due anni, e comparandoli con quelli di anni passati e tenendo conto dell’impennata dei numeri delle grandi piattaforme di streaming, viene naturale essere pessimisti riguardo al futuro dei cinema. Infatti pur avendo quasi raddoppiato incassi e presenze rispetto ai dati del 2021, si è arrivati solo alla metà degli incassi e delle presenze medie registrate fra il 2017 e il 2019 (Cinetel). Dall’altro lato, piattaforme come Netflix, Amazon Prime Video e Disney+ hanno visto crescere enormemente i propri utenti e profitti. Personalmente sono ottimista rispetto alla ripresa del cinema, perché ritengo che in primo luogo non si debbano considerare definitivi ed esplicativi del fenomeno i dati di 2022 e 2023, in quanto la ripresa dalla chiusura Covid non è ancora terminata e bisogna pensare a questi dati come ancora in crescita; in secondo luogo sono confortanti le tendenze dei consumatori in risposta a film quali “Avatar: la via dell’acqua”, “Barbie” o “Oppenheimer”, film di Hollywood che si sono portati in alto nelle classifiche delle pellicole con gli incassi maggiori o, in Italia a “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi, che ci ha fatto capire come un film italiano, d’impatto, profondo, con un grande cast e nel complesso abilmente realizzato, possa riportare tantissime persone nei cinema in Italia.

Dopo il Covid, il cinema ha lentamente ricominciato ad essere un luogo di convivialità, una meta per una serata in compagnia, magari unito ad una cena fuori o ad altri svaghi e attività. Questo fenomeno può continuare a far parte di un circolo virtuoso per l’economia italiana, soprattutto se pensiamo che, perdendolo, gran parte dei profitti del mondo dell’audiovisivo andrebbero alle grandi piattaforme di streaming di cui abbiamo parlato, e i movimenti economici in Italia connessi ai cinema cesserebbero.

Si potrà facilitare la ripresa post Covid solo se il mondo dello spettacolo si muoverà con oculatezza, continuando a promuovere il cinema e sfruttando una comunicazione efficace con il pubblico perché possa preferire almeno in alcune occasioni il cinema allo streaming. È ovvio però che i cinema puntino sempre ad avere più clienti. Quello che infatti può davvero fare la differenza è il sostegno di terzi, come ad esempio il Museo internazionale del Cinema di Torino e il David di Donatello, che hanno finanziato e realizzato il progetto “Cinema in festa” che ha raggiunto ottimi risultati, o il tax credit che permette di ottenere rimborsi sui costi di produzione di film e altri prodotti audiovisivi distribuiti in Italia o all’estero.

Le possibilità possono aumentare ulteriormente se è direttamente lo stato ad interagire con l’industria del cinema italiano, finanziando e promuovendo film di qualità e iniziative per rendere più accessibile economicamente e più interessante l’esperienza nelle sale.

Sono utili a questo proposito strumenti come la 18app, che dà la possibilità a tutti i diciottenni di spendere 500 euro in attività e beni legati alla cultura (cinema, teatro, libri, concerti, musei, formazione, corsi…); o finanziamenti messi a disposizione dal Ministero della Cultura per i film italiani, assegnati da una commissione apposita, che possono aiutare riportare il cinema italiano al livello dei grandi capolavori del passato, amati e acclamati anche all’estero; sennonché la suddetta commissione ha ricevuto critiche e le sue scelte sono state controverse in alcuni casi e spesso scarsamente giustificate, come è avvenuto per il film di Paola Cortellesi che nel 2022 si era posizionato ultimo in una lista di cinquantuno film richiedenti finanziamenti.

Credo perciò che sia possibile far rinascere il cinema, se tutte le componenti lavoreranno in sinergia con questo obiettivo ben chiaro, senza lasciarsi scivolare passivamente le possibilità dalle mani.

Forse sarò troppo ottimista, ma spero che i lettori lo siano con me e ogni tanto, tra Disney+ e il cinema, scelgano il secondo.

 

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