Con la parola “cinema” s’intende indicare una pluralità di realtà, su cui è bene fare qualche distinzione. “Cinema” è anzitutto il luogo fisico dove ci si reca per vedere un film: la struttura del cinema è la medesima dei teatri, luoghi molto antichi che potevano essere dedicati alla rappresentazione di spettacoli in prosa, opere liriche e, nei secoli addietro, a spettacoli sportivi, oggi riservati agli stadi. Il “cinema”, però, è anche un’industria vera e propria, fatta di attori, sceneggiatori, registi, comparse, maestranze che aiutano nella ripresa dei film, e altri ancora. Questa industria, in genere legata alla produzione dell’intrattenimento, si è sviluppata agli inizi del secolo scorso e ha affrontato numerose trasformazioni: dal cinema muto al cinema sonoro, dal bianco e nero al colore, dalla ripresa su pellicola (da cui il nome “film”) a quella digitale. Tutte queste trasformazioni, dovute alla tecnologia, hanno causato momenti di crisi dell’industria cinematografica, che ha dovuto reinventarsi più volte.

Esiste infine una terza accezione di “cinema” che identifica il prodotto cinematografico, che, per meglio dire, potrebbe essere chiamato “audiovisivo”; il confine tra film, serie e videoclip, oggi è molto più sottile di un tempo. I film di successo tendono infatti alla serialità (si pensi alla serie di “Star Wars” o di “Fast&Furious”), mentre le serie spesso presentano un’unica narrazione che ingloba tutti gli episodi. In ultimo la possibilità che è data agli “youtuber” di pubblicare video auto-prodotti annulla persino la differenza tra produzioni professionali e artigianali. Eppure, tutte queste forme di intrattenimento audiovisivo possono essere considerate, in senso ampio, “cinema”.

L’enorme varietà di prodotti di “cinema” ha fatto sì che l’industria cinematografica attraversi uno dei suoi periodici momenti di crisi: le proteste degli attori che temono di essere sostituiti dai “deepfake” o degli sceneggiatori che temono di essere sostituiti dall’intelligenza artificiale non sono che l’ultimo esempio di questo tipo. Tempo addietro l’introduzione della computer grafica aveva fatto temere la scomparsa dell’industria degli effetti speciali, che oggi vengono realizzati per lo più al computer. In realtà, la tecnologia accelera il processo di trasformazione dell’industria e apre nuovi possibili scenari che sono imprevedibili: ad esempio, le piattaforme di streaming hanno moltiplicato la possibilità di godere di film, serie, audiovisivi, in parte di nuova produzione, in parte del passato.

Tale sviluppo ha dato origine a una sorta di bulimia digitale, per cui, a fronte della più ampia possibilità di scelta mai realizzata, non sappiamo distinguere un buon prodotto di “cinema” da uno mediocre. Ciò sembra suggerire che all’aumento delle possibilità non faccia riscontro un miglioramento del gusto. La mancanza di un senso critico che permette di distinguere un buon audiovisivo da uno pessimo è forse il tratto distintivo della situazione odierna. A maggior ragione si comprende perché un ministero non sia in grado di stabilire se un’opera cinematografica abbia valore culturale e sia meritevole di essere finanziata oppure no.

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