È davvero strano pensare che nel 2022 mentre in Italia più di cinque milioni di persone rispetto all’anno precedente sono entrate in condizione di povertà assoluta, i dieci uomini più ricchi della Terra, secondo il rapporto della Oxfam, si sono assicurati due terzi della ricchezza generata in questo biennio, incrementando oltremodo il divario presente nel nostro pianeta. Questo problema ha portato nel corso degli anni allo sviluppo di due diverse visioni di società: alcuni sostengono che le ricchezze vadano ridistribuite, mentre altri credono che sia un bene che le risorse siano nelle mani di pochi, poiché investendole ne trarranno beneficio anche le fasce più deboli.

La seconda soluzione sarebbe efficace se tutti coloro che ne hanno la possibilità fossero davvero interessati ad investire i propri soldi per il bene di tutta la comunità e se anche lo Stato avesse questo come primo obiettivo. Ma purtroppo non è così e perciò il divario enorme che si crea tra i pochi che hanno troppo e i tanti che hanno troppo poco genera forti tensioni sociali, che non permettono di vivere al meglio all’interno della comunità.

Il primo modello di società, al contrario, genererebbe tensioni sociali che si scatenerebbero dalla parte di coloro che hanno e sono costretti a condividere. Personalmente credo che alcune persone, reputando ingiusta l’idea della condivisione, le sono particolarmente ostili poiché presuppongono che tutti abbiano le stesse possibilità di successo se mostrano dedizione e impegno. In realtà non si rendono conto che la situazione non è semplice come loro prospettano: molti giovani non si possono permettere di studiare all’università, poiché provengono da una famiglia povera e lo Stato non li supporta. Senza una laurea è perciò molto complicato procurarsi un lavoro con uno stipendio che permetta di vivere una vita dignitosa.

Perciò credo che se lo Stato, come garantito nell’articolo tre della Costituzione, fornisse davvero a tutti le stesse possibilità di partenza e permettesse a tutti coloro che ne hanno il desiderio di affrontare dei percorsi formativi e di studio non sarebbe necessario ridistribuire i beni. Credo inoltre che le tensioni sociali diminuirebbero grazie alla speranza che queste opportunità offrirebbero.

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