Le povertà si inaspriscono. Le ricchezze altrettanto. Entrambe in un vortice che le unisce e fa
avanzare queste loro tendenze verso la disfatta dell’una e la supremazia dell’altra. Ma io mi chiedo,
sinceramente, come si possa levare il velo scuro e sottile dell’indifferenza, che veste un’abbondante
metà dei noi.
Indifferenza, ignoranza, disprezzo, qualsivoglia nome le si voglia attribuire; c’è un’ambigua
sostanza che compone molti di noi, che la fa discostare dall’interesse per il mondo a loro estraneo,
che la fa sentire solitaria, autoconservatrice, attenta a sé, ma questa ci persuade spesso a distogliere
lo sguardo per il marcio delle nostre vite. Noi siamo immersi nel nostro mondo, in una sorta culla
materna che chiamiamo società, che ci fa sentire accolti, protetti, ma ignari di ciò che ci dovrebbe
interessare. Ma forse è irreversibile: nascere in un mondo benevolo e fortunato con la custodia di
una città altro che povera, ma ospitale e amorevole non può che dare vita dentro noi al desiderio di
voler mantenere questa condizione. Chi mai non vorrebbe rimanere nell’ormai proverbiale “zona di
comfort”? Io mi chiedo se si possa andare contro questo paradigma, riconoscendo di essere parte di
questo gruppo di persone coperto dal velo dell’indifferenza.
Da un’ottica più razionale si pensa che queste sproporzioni economiche non possano essere
altrimenti, che non possano che essere così per un bisogno congenito del mondo in cui viviamo.
Se pure immaginassimo una realtà priva di alcuna disuguaglianza, ci sarebbe sempre qualcuno capace di surclassare gli altri: tra le persone non potrebbe che esserci un “prodigio” capace di guardare attraverso il nostro mondo e perfino oltre, perché capace di scavalcarlo, ed infine, inevitabilmente, imporsi a dispetto del resto delle persone. Quindi come potremmo,secondo un possibile ipotesi, arrestare tali
individui solo per le loro capacità, pensando di star soltanto avvantaggiando le povertà?
Non volendo lasciare alcuno indietro, mozzare le possibilità e il giusto corso degli eventi per chi è
predestinato a spiccare.

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