La povertà assoluta è un problema di non poca rilevanza che purtroppo è presente in ogni parte del mondo. Si dice che una persona sia in povertà assoluta quando non può permettersi le spese minime per condurre una vita accettabile. In questi ultimi anni il numero di persone considerabili in povertà assoluta è aumentato esponenzialmente e su questo fronte l’ISTAT ci fornisce dati chiari. Infatti l’Istituto nazionale di statistica ci riferisce che nel 2022 5,6 milioni di persone sono entrate nella condizione di povertà assoluta e questo dato è sufficiente per sostenere che rispetto al 2021 c’è stato un peggioramento della situazione, la cui causa principale si pensa essere la forte accelerazione dell’inflazione. Nei primi anni 2000 erano più le persone ultrasessantenni ad essere in questa condizione, oggi però è il contrario, infatti i dati forniti dall’ISTAT ci mostrano come le persone in una condizione di povertà abbiano per lo più un’età compresa tra i 18 e i 35 anni. Analizzando questi dati a me è sorta spontanea una domanda, questo cambio di fasce di età è dovuto all’aumento di ricchezza degli anziani oppure a una diminuzione di ricchezza dei giovani? 

Naturalmente l’aumento del numero di persone che si trovano nello stato di povertà ha provocato anche un’accentuazione delle disuguaglianze, non solo in Italia, ma in tutto il mondo. Mentre la maggior parte della popolazione nel mondo cercava di resistere all’inflazione, nei primi due anni di pandemia, ovvero il 2020 e il 2021, i dieci uomini più ricchi del mondo hanno raddoppiato il loro patrimonio, passando da 700 a 1500 miliardi di dollari. Sinceramente ritengo che sia estremamente ingiusto che ci sia gente nel mondo che guadagni 15000 dollari al secondo, quando c’è gente che, nonostante la grande fatica, non sempre riesce a portare una pagnotta di pane a tavola. Purtroppo, però, questo è il mondo in cui viviamo e secondo me ogni Stato dovrebbe cercare di assottigliare le disuguaglianze interne e cercare anche degli accordi con il resto del mondo per ridurre notevolmente le disuguaglianze internazionali. Ritengo che sia necessaria una collaborazione a livello mondiale, ma credo che tutto ciò sia molto difficile da realizzare, in quanto coloro che hanno il potere, sono gli stessi che vengono considerati ricchi, ci vuole quindi molta empatia, una capacità che non tutti hanno.  

C’è chi ritiene che il modello sociale attuale, caratterizzato dal possesso di tante risorse in mano a pochi, sia un modello che funzioni per creare nuova ricchezza, nuovi posti di lavoro e che porti a innovazioni in ogni campo. Ma c’è anche chi pensa che l’obiettivo di una società sia quello di non lasciare nessuno indietro, sostenendo che siamo tutti uguali e proponendo la redistribuzione delle risorse. La mia posizione riguardo a questo dibattito può essere considerata una posizione intermedia, secondo me è impossibile raggiungere un modello di società egalitaria a livello economico, infatti ci sarà sempre qualcuno che guadagna di più di noi o che possiede qualcosa in più di noi, ma credo che sia anche giusto così, in quanto per me è molto importante anche la meritocrazia e in più ritengo che questo sproni anche a migliorarsi. Credo però che oggi come oggi i divari sociali siano troppo ampi per essere considerati “sani”, ci vorrebbe quindi una sana via di mezzo. Credo che ognuno di noi debba avere il diritto di poter realizzare i propri sogni e i propri obiettivi con gli stessi mezzi in ogni parte del mondo, indipendentemente dalla provenienza o dalla condizione economica di partenza. 

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