«È una giornata meravigliosa per salvare vite»: con questa frase iconica della serie televisiva Grey’s Anatomy si fa capire quanto sia meraviglioso diventare un chirurgo e quanto sia immensa la soddisfazione a fine giornata. Purtroppo tutto ciò significa prendersi le proprie responsabilità anche in caso di mancata riuscita dell’intervento. Io personalmente penso che siano di più i vantaggi che gli svantaggi della professione di chirurgo, ma molti giovani pensano il contrario e non scelgono la chirurgia come specializzazione.
Infatti un professionista su due ha più di sessant’anni e i giovani scappano da questa specialità, tanto che nel 2026 un terzo dei posti di specializzazione è rimasto scoperto (dati presi da ilsole24ore.com). Penso che questo sia dovuto alle condizioni in cui i chirurghi devono lavorare ovvero ritmi insostenibili e turni notturni ed alla retribuzione che non riconosce adeguatamente il loro sforzo.
La mancanza di chirurghi porta a liste d’attesa più lunghe per interventi relativamente semplici ed essenziali, a reparti pieni e a un peggioramento della qualità delle cure per i cittadini. Per risolverli, secondo me, bisognerebbe creare una gestione dei turni più umana con più giorni di riposo, stipendi proporzionati all’impegno richiesto e percorsi formativi che permettano ai giovani medici di operare fin dall’inizio.
Proporre più giorni di riposo potrebbe sembrar portare alla mancanza di medici , ma io penso che invece ciò possa servire ad “attirare” un maggior numero di giovani. Inoltre, avere meno turni significa anche evitare incidenti stradali causati dalla stanchezza dopo una lunga giornata di lavoro. I dati dimostrano che i medici specializzandi e i chirurghi che affrontano turni massacranti (oltre le sedici- ventiquattr’ore consecutive) hanno un rischio di incidenti stradali da due a tre volte superiore rispetto ai colleghi che lavorano con orari standard (dati presi da National library of Medicine).
Il far operare i giovani medici fin dall’inizio può portare ad una riuscita minore degli interventi a causa della loro inesperienza. Facendo, però, dei corsi aggiuntivi magari con macchinari innovativi potrebbe non essere così ed anzi si potrebbero ridurre i decessi inutili.
Penso che tutto questo servirebbe ad avere più chirurghi in caso di bisogno.
Concludo dicendo che la questione non è scegliere fra il bisturi o lo spritz, perché penso che molti ragazzi vogliano lavorare per salvare vite umane. Bisogna, però, attirare i giovani con un lavoro dalle condizioni dignitose che permetta di avere anche una vita privata.









