Chi ci dice che l’intelligenza artificiale non prenderà il nostro posto? A questa domanda ho già sentito molte risposte, quasi tutte diverse tra loro, ma mi sono spesso chiesta quale fosse quella giusta. Uno dei problemi di cui si è parlato di più negli ultimi anni, infatti, è stato proprio quello riguardante l’intelligenza artificiale. Secondo un’indagine nazionale chiamata “Io e l’intelligenza artificiale” condotta tra marzo e giugno 2026, il 94% degli studenti italiani, in un modo o nell’altro usano l’intelligenza artificiale a scopi didattici. Chi per avere un aiuto nello studio, chi per capire meglio un argomento, chi per farsi fare i compiti, in molti sono gli studenti italiani che usano quotidianamente l’intelligenza artificiale nello studio.
1qLa maggior parte delle persone pensa che l’IA sia completamente nociva per noi, e che se continuiamo tutti a utilizzare l’IA non riusciremo più a fare le cose da soli e che avremo sempre bisogno di un aiuto esterno. Altre persone pensano invece che stiamo facendo enormi progressi, perché la scienza continua ad evolversi giorno per giorno; perciò ritengono che sia importante utilizzare l’intelligenza artificiale. Bisogna però considerare che ormai esistono molte app sviluppate con l’IA apposta per gli studenti; nei social sono molte le pubblicità che cercano di invogliare sempre di più gli studenti a utilizzare l’IA, non solo per studiare ma anche per fare i compiti. Da una parte, se l’IA si usa in modo razionale, maturo e sicuro, potrebbe essere uno dei metodi di studio più veloci ed efficaci che sia mai esistito. Purtroppo però la maggior parte dei ragazzi e delle ragazze usa l’intelligenza artificiale solo per svolgere velocemente i compiti: dai testi di italiano, agli esercizi di matematica, a ricerche che vengono chieste dai docenti. Smettono così di svolgerli da soli mettendo grandemente a rischio la capacità di pensare con la propria testa o di saper risolvere da soli i propri problemi o scrivere un testo corretto. Ritengo sia molto pericoloso questo fenomeno riconosciuto e chiamato dagli scienziati “cognitive offloading”(scarico cognitivo) e credo che cogli anni dovremmo invece imparare a convivere con l’intelligenza artificiale che sarà sempre più parte integrante della nostra vita quotidiana.





