Viviamo in una società in cui l’AI è utilizzata per qualsiasi tipologia di ricerca, quesito o dubbio; le poniamo anche quesiti semplicissimi, tanto che potremmo definire l’AI come una diffusa abitudine.
Questo uso si è esteso anche alla matematica: le leggi di Navier-Stokes per decenni sono state un’incognita, poi arriva – fin quando non è arrivato l’annuncio da Open AI che l’8 settembre 2026, grazie all’utilizzo di 10.000 agenti AI, si era giunti alla loro dimostrazione. Una domanda a cui gli umani hanno cercato la risposta per molto tempo era stata risolta in poche ore.
Questo foglio di dimostrazione è enorme, centinaia e centinaia di pagine in un linguaggio inconcepibile per gli esseri umani, che ha suscitato molte discussioni tra i matematici sulla priorità intellettuale del metodo e sulla presenza di possibili limitazioni o errori interpretativi nella traduzione dal linguaggio naturale rispetto alla formalizzazione.
Però uscendo dal campo matematico, ragionando su larga scala, ci dobbiamo chiedere fino a che punto siamo sostituibili. L’uomo È sempre progredito nel campo scientifico in maniera naturale e coerente anche in tempi lunghi con l’utilizzo di ciò che aveva a disposizione, tanto che possiamo dire con certezza che non siamo in grado di gestire questo strumento che è entrato nella nostra quotidianità già da tempo.
A nostro avviso la situazione sta sfuggendo di mano e forse dovremmo limitare questo utilizzo, ma soprattutto educare le nuove generazioni all’uso dell’AI.
La differenza tra noi e l’AI sta nel fatto che essa sia stata programmata per replicare il nostro cervello, ma noi non abbiamo la possibilità di fare il contrario per una questione legata ai nostri limiti cognitivi.
Come si è potuto capire in questi decenni l’AI è molto brava a scegliere una strada semplice e veloce per arrivare a una conclusione finale che soddisfi il quesito iniziale. In sé, però, non si domanda il perché. Ed è qui che noi umani differiamo.
Il nostro compito quindi non è solo di trovare una semplice risposta, ma ragionare e capire, sbagliando e riprovando, fino a raggiungere una conclusione che ci soddisfi.




