Vi è mai successo? Fate scrivere un testo a chat GPT e il giorno dopo l’insegnante lo scopre in meno di due minuti. Non è un caso: negli ultimi anni sempre più professori hanno iniziato a utilizzare siti creati appositamente da grandi aziende di tecnologia, per riuscire a individuare e sanzionare gli alunni che utilizzano l’intelligenza artificiale con lo scopo di svolgere i compiti assegnati a casa nel modo più veloce possibile.
Diverse aziende inglesi stanno lavorando per riuscire a inserire delle tracce nei testi scritti con l’intelligenza artificiale, una filigrana invisibile che permetta di riconoscere i testi scritti con l’IA. Per riconoscere questi testi si utilizzano dei concetti di statistica di base quali perplexity e burstiness. Il concetto di perplexity misura la probabilità con cui l’IA sceglie una determinata parola in una frase: i testi risultano regolari e prevedibili, cosa che non accade sempre in quelli scritti da noi. Il burstiness invece misura la regolarità e la lunghezza dei periodi utilizzati nei testi, che tendono ad avere un ritmo uniforme, con frasi di lunghezza simile e una struttura sintattica simile nel caso in cui siano scritte con l’intelligenza artificiale.
Nel 2013, in Italia, subito dopo il lancio di chat GPT si è verificato un notevole incremento, a cavallo con il 2024, di studenti che utilizzavano l’IA come strumento per svolgere i compiti; infatti, si è passati dal 25 percento di ragazzi che la utilizzavano al 65 percento, un aumento di quasi la metà dei ragazzi italiani. In seguito nel 2025 il numero di studenti a utilizzare questi strumenti è aumentato di circa il sette per cento, raggiungendo il 72 percento di studenti italiani. Infine, negli ultimi due anni, l’utilizzo di strumenti come chat GPT da parte degli studenti, secondo il rapporto Censis, ha raggiunto un numero di coinvolti che si aggira intorno al 90 per cento della popolazione italiana che non ha ancora raggiunto la maggiore età. Personalmente penso che l’utilizzo dell’intelligenza artificiale come strumento per riconoscere coloro che ne fanno uso per copiare, sia una scelta giusta ed efficace, perché la consapevolezza da parte degli studenti di poter essere scoperti indurrebbe sicuramente un calo di utilizzatori.
Poiché le applicazioni già esistenti forniscono un numero in percentuale che esprime la probabilità matematica che un testo sia scritto con l’IA, gli studenti hanno ormai capito il metodo utilizzato dai professori per scovare i testi non scritti da loro. Perciò si sono adattati utilizzando per la maggior parte della composizione di un testo l’intelligenza artificiale, ma cambiando alcuni termini con sinonimi e ricostruendo interamente alcuni periodi. Come è stato verificato, spesso le applicazioni utilizzate per il riconoscimento, fanno fatica a individuare quelli in parte alterati dagli studenti, perciò, forniscono un risultato che indica basse probabilità che il testo scritto con l’IA.





