La cronaca non si misura più solo con il rumore delle esplosioni, ma con la qualità dei pixel che le documentano. Negli ultimi mesi, la guerra tra Israele, Stati Uniti e Iran è diventata il primo vero conflitto in cui le immagini satellitari manipolate dall’intelligenza artificiale hanno raggiunto un livello di sofisticazione tale da ingannare non solo gli utenti comuni, ma persino gli algoritmi di ricerca più avanzati.

Diverse inchieste condotte da BBC Financial Times, AFP e NewsGuard hanno smascherato una serie di immagini satellitari e video realizzati con l’Ai che hanno inquinato il racconto del conflitto tra Iran, Israele e Stati Uniti. Ecco i casi più eclatanti e i meccanismi che li hanno resi virali. Perché i satelliti AI sono così convincenti
Le immagini satellitari “ritoccate” non sono semplici fotomontaggi. Gli attori della disinformazione utilizzano tecniche di Image-to-Image translation, dove partono da una base reale — ad esempio una foto di Google Earth di una base militare — e chiedono all’AI di “sovrapporre” i danni. Il risultato è una texture di distruzione, crateri e fumo che rispetta perfettamente l’illuminazione, le ombre e la prospettiva dell’immagine originale. Come riportato da testate come The Hindu e analisti di AFP, la difficoltà nel distinguerle nasce dal fatto che l’AI non inventa l’intera scena, ma altera solo i dettagli critici, mantenendo inalterato tutto il resto del contesto geografico.

Nel lessico dell’intelligenza artificiale i “guardrail” sono, letteralmente, i guardrail di una strada di montagna: barriere progettate per impedire che il sistema esca di carreggiata quando le condizioni diventano estreme. Applicati all’AI militare, indicano l’insieme di vincoli tecnici, procedurali ed etici che limitano ciò che un algoritmo può fare, dire o decidere. Non sono solo filtri superficiali. Possono includere regole codificate nei modelli, sistemi di supervisione umana (human-in-the-loop), controlli di validazione dei dati, meccanismi di blocco automatico e protocolli di verifica incrociata con altre fonti informative. Partiamo da qui per capire cosa è successo tra Anthropic, OpenAi e il Pentagono

In questo video, Luca Tremolada ci porta dietro le quinte della nuova frontiera del fotorealismo digitale, analizzando un caso che sta scuotendo Hollywood: il finto scontro corpo a corpo tra Brad Pitt e Tom Cruise. Non si tratta di uno stunt cinematografico, ma del risultato di un semplice comando testuale di due righe.

Tremolada esplora la potenza di Seedance 2.0, il nuovo modello di intelligenza artificiale di ByteDance (la casa madre di TikTok) che ha segnato il cosiddetto “momento DeepSeek” per l’industria del cinema.

L’Europa usa tecnologia come l’aria: non la vede, ma senza non respira. Il problema è che quell’aria arriva da fuori. Dalla Silicon Valley a Shenzhen.
In questo intervento video, Luca Tremolada mette in fila i numeri e smonta le illusioni. Oggi oltre il 70% dei sistemi operativi mobili parla americano. I chip avanzati nascono tra Stati Uniti e Asia. I pagamenti digitali passano in gran parte da circuiti non europei. È come abitare in una casa intelligente dove però le chiavi le tiene qualcun altro.
Dagli smartphone ai cloud, dai semiconduttori alle carte di credito, l’Europa è consumatore eccellente ma produttore intermittente. Eppure il continente vale quasi 450 milioni di cittadini e uno dei mercati più ricchi del pianeta. Massa critica, ma poca regia.
Nel video Tremolada spiega cosa significa davvero “sovranità tecnologica”. Non autarchia digitale. Ma filiere strategiche, standard comuni, investimenti mirati. Più Airbus e meno PowerPoint.
Perché la tecnologia non è solo innovazione. È potere economico. È sicurezza. È futuro. E l’Europa deve decidere se vuole scriverlo o solo aggiornarlo.

Spugne, capaci di recepire tendenze novità digitali alla velocità della luce. Lo sapevamo, ma i dati diffusi dal nuovo report EU Kids Online – la rete europea di ricerca che dal 2006 studia l’uso di internet e delle tecnologie digitali da parte dei minori – ci dicono di più. Innanzitutto, che l’intelligenza artificiale generativa è un fenomeno di massa, già entrata nella quotidianità di bambini e adolescenti italiani.

Tanto che, tra marzo e ottobre 2025, otto ragazzi su dieci tra 9 e 16 anni in Italia hanno usato ChatGPT o altri strumenti di AI generativa per studiare, risparmiare tempo e semplificare le ricerche. «ChatGPT è diventato il mio nuovo Google», raccontano in sintesi diversi intervistati, soprattutto in Italia, con i nostri ragazzi tra i maggiori utilizzatori in Europa, secondi solo all’Austria (94%) e alla Repubblica Ceca (quasi il 100%) e ben sopra la media del 72%.

Per la clip di oggi Luca Tremolada ci parla di un social network senza selfie, influencer e content creator. E senza esseri umani. Si chiama Moltbook ed è la prima piattaforma pensata per far dialogare esclusivamente agenti di intelligenza artificiale. È comparso online pochi giorni fa ed è subito diventato un caso globale. Curiosità tecnologica, esperimento sociale o anticamera di qualche guaio?

Luca Tremolada oggi ci parla del processo ai social in California. Una giuria popolare dovrà stabilire se TikTok, Instagram e YouTube abbiano consapevolmente progettato le loro applicazioni per rendere i giovani dipendenti dai social con tutto quello che consegue in termini di danni alla salute mentale.

Davanti alla Corte Superiore di Los Angeles prende il via un procedimento senza precedenti. Tra i testimoni chiamati a comparire c’è anche Mark Zuckerberg, fondatore e principale azionista di Meta.

La disuguaglianza economica si sta sempre di piu’ traducendo anche in potere politico. E’ quanto rileva Oxfam in un rapporto pubblicato oggi in occasione dell’apertura dei lavori del World Economic Forum di Davos. Oxfam stima che oggi un miliardario abbia 4.000 volte piu’ probabilita’ di ricoprire cariche politiche rispetto a un cittadino comune.

‘Ben 7 tra le 10 piu’ grandi media corporation globali – si legge nel rapporto – hanno proprietari miliardari, consentendo a pochi attori di esercitare una sproporzionata influenza sul discorso pubblico.

Teheran è passata da “internet halal” a un blackout quasi totale, ma gli attivisti hanno introdotto di nascosto dispositivi Starlink per diffondere informazioni. Il web dovrebbe diventare una risorse pubblica e universale. Forse.

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