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Il settore dei videogiochi sembrava blindato. Cresciuto a dismisura durante il Covid, trainato da milioni di persone chiuse in casa in cerca di intrattenimento, aveva convinto molti che fosse diventato impermeabile alle crisi. Nella clip di oggi, Luca Tremolada racconta cosa è successo dopo la fine della pandemia: il mercato ha frenato bruscamente, i fatturati hanno smesso di crescere e , cosa più grave, migliaia di lavoratori hanno perso il posto. Studi storici, grandi publisher, team che avevano appena lanciato titoli di successo: nessuno è rimasto immune. Una crisi che ha colpito in modo trasversale e veloce. Ma il punto più interessante della riflessione di Tremolada non è la crisi in sé. È il perché studiare il videogioco può essere utile adesso, in un momento in cui si discute ossessivamente di intelligenza artificiale e del suo impatto sul lavoro. Il ragionamento è semplice: il settore dei videogiochi è stato tra i primi a sperimentare dinamiche che altri mercati stanno affrontando solo ora. Può quindi funzionare da laboratorio, da caso di studio concreto. Guardare a come ha assorbito — o non assorbito — certi shock può aiutarci a fare previsioni più sensate su cosa succederà quando l’IA entrerà a pieno regime in altri comparti produttivi. Un invito, in sostanza, a non trattare l’industria videoludica come un fenomeno di nicchia, ma come uno specchio in cui leggere qualcosa di più grande.

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