foto aericolo

I dati dell’Istat dimostrano che l’Italia è un Paese complessivamente felice, ma è davvero così per tutti? Dovremmo accontentarci della nostra complessiva felicità oppure lottare per una distribuzione più equa di questa?

Sotto il punto di vista dell’età, l’Istat afferma che gli Italiani sono generalmente più felici nel periodo che va dai venticinque ai trentaquattro anni, la felicità inizia appena si finisce di studiare e finisce quando la maggior parte delle persone iniziano a costruirsi una famiglia. Questo dato è indicatore principalmente di un fattore: gli studenti non vivono la scuola bene quanto ci si aspetterebbe, infatti circa duecento giovani si suicidano ogni anno a causa della scuola. Inoltre, come afferma Luca Tremolada, in Italia ci sono grossi problemi per quanto riguarda il sistema sanitario, proprio per questo circa 4,5 miliardi di Italiani rinunciano a curarsi o per ragioni economiche o a causa di liste d’attesa troppo lunghe.

Questi sono sicuramente due punti che non dovremmo accettare, ma piuttosto dovremmo impegnarci per sviluppare nuove idee che ci aiutino a migliorare la situazione attuale.

Un altro dato sul quale secondo me sarebbe importante lavorare è quello che riguarda il “gender gap”, che mostra come nel 2023 gli uomini siano più felici delle donne. Questo potrebbe avvenire a causa di diversi fattori, come ad esempio la differenza di salario a parità di lavoro, la violenza e gli abusi, che secondo l’Agi sarebbero circa 85 ogni giorno, l’aspettativa di dover badare ai figli e alla casa oppure il fatto che i diritti delle donne vengano messi in discussione, proprio come sta succedendo in questi giorni con l’aborto. Personalmente ritengo sia normale che riguardo un tema così delicato ci siano opinioni contrastanti, ma penso che a discutere sui problemi e sui diritti delle donne dovrebbero essere appunto donne, non sette uomini come è recentemente successo nel programma televisivo “Porta a porta”.

Comprendo perfettamente che tutti questi motivi potrebbero portare le donne ad essere meno felici e soddisfatte degli uomini, ma non penso sia accettabile. Così come non ritengo sia accettabile essere soddisfatti del fatto di essere un Paese sommariamente felice quando esistono ancora delle problematiche di questo calibro. Spero che in futuro questi dati possano cambiare per il meglio e che grazie alla sensibilizzazione, anche nelle scuole grazie ad attività come queste, ognuno di noi possa “monitorare la propria felicita”, così come ci consiglia di fare Tremolada, e agire di conseguenza.

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