Come ormai sappiamo, da circa un anno a questa parte l’utilizzo di intelligenze artificiali, su di tutte “Chat GPT”, sta permettendo loro di entrare a gamba tesa all’interno della vita quotidiana; il loro continuo sviluppo, infatti, il loro continuo sviluppo le rende capaci di assimilare nuovi dati e di adattarsi giorno dopo giorno a qualsiasi tipo di situazione, lavorativa o meno. È proprio di questi giorni, infatti, la notizia che uno dei giornali più famosi in tutto il mondo, il “New York Times”, ha accusato i creatori di Chat GPT di violazione di diritti d’autore, in quanto la chatbot dava le sue risposte basandosi su articoli provenienti dal giornale americano, senza però che questo avesse dato la sua approvazione per l’uso.

Dunque, per far fronte ad un irrefrenabile e, eventualmente, irreversibile uso di intelligenze artificiali nella vita di tutti i giorni, in Europa l’8 dicembre è stata approvata una normativa che prende il nome di “AI Act”. Ma in cosa consiste questa normativa? Che cosa garantisce ai cittadini europei?

Innanzitutto, l’AI Act è stata creata per regolare all’interno del suolo europeo l’utilizzo di intelligenze artificiali; ciò significa che, mediante questa normativa, l’UE punta a prevenire e a limitare quelli che potrebbero essere i rischi per imprese e società, causati dalla continua espansione dei sistemi di apprendimento delle intelligenze artificiali. Un tale fenomeno, infatti, mette a rischio la privacy e la sicurezza di qualunque sistema informatico, e, proprio per evitare uno scenario simile, con l’AI Act si cerca di limitare l’utilizzo spropositato di tecnologie autonome, e di rendere il più trasparente possibile il processo che ogni IA intraprende per assimilare informazioni, così da evitare eventuali violazioni legate a privacy o diritti d’autore

In aggiunta, grazie a questa legge, l’Unione Europea aiuterà i cittadini che sono obbligati a lavorare con determinate tecnologie, così da garantire a loro e a tutto ciò con cui hanno a che fare la massima sicurezza e trasparenza, ma allo stesso tempo, lo sviluppo di nuove tecnologie capaci di aiutare in modo contenuto e supervisionato alcuni lavori che, ad oggi, richiedono il solo impiego dell’uomo

In conclusione, l’ ”AI Act” punta a migliorare la convivenza fra uomo e macchina in territorio europeo e non  mediante la limitazione delle capacità d’apprendimento di determinate forme di intelligenza artificiale, che, ad oggi, minacciano il mondo, in quanto sono in un processo di costante sviluppo, che, se non controllato come avviene oggi, potrebbe portare alla violazione di numerosi diritti imprescindibili nella vita dell’uomo.

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