Gran parte della nostra vita passa attraverso internet tanto che ogni giorno mandiamo messaggi, pubblichiamo foto, facciamo ricerche e condividiamo informazioni personali, spesso senza pensare però a come le useranno i siti o le aziende a cui le affidiamo. Questi dati possono sembrare poco importanti, ma in realtà raccontano molto di noi. Il problema nasce quando scopriamo che le conversazioni e i nostri dati possono essere venduti e utilizzati dalle aziende per migliorare le intelligenze artificiali. È giusto che queste nostre informazioni anche private permettano ad altri di guadagnare? Secondo me, vendere le conversazioni private senza il consenso delle persone è sbagliatissimo, perché mette a rischio la privacy e permette alle aziende di guadagnare usando informazioni personali.
Propongo un esempio personale: oramai siamo così presenti nel mondo digitale che, cercando il mio nome su google, è possibile trovare numerose informazioni che mi riguardano a livello sportivo e dipendono dai risultati di gare pubblicati con anche i nostri nomi presenti. Mettendo insieme queste informazioni, un’intelligenza artificiale può arrivare a farsi un’idea abbastanza approssimativa di chi sono. Questo non significa che google conosca ogni aspetto della mia vita, ma dimostra quante tracce lasciamo online senza neanche accorgercene. Se a questi dati si aggiungessero anche le conversazioni private, sarebbe possibile conoscere ancora meglio le nostre opinioni, le nostre abitudini e i nostri rapporti con gli altri.
In riferimento a questo ritengo che il problema principale sia la mancanza di consenso. Quando scriviamo a un amico o su una chat di classe, pensiamo di parlare con un gruppo limitato di persone, non di fornire informazioni a un’azienda. C’è una grande differenza tra raccontare qualcosa a una persona fidata e permettere a una società di utilizzare quelle parole per guadagnare. Il fatto che una conversazione sia salvata su un dispositivo o su internet non significa che chiunque possa usarla liberamente. Sapere che i nostri messaggi potrebbero essere venduti, inoltre, potrebbe portarci a esprimere meno liberamente e con meno tranquillità le nostre opinioni, per paura che vengano lette o utilizzate da altri.
Chi è favorevole alla vendita di questi archivi potrebbe sostenere che i dati siano necessari per migliorare l’intelligenza artificiale, e in effetti utilizzare molte informazioni può aiutare a sviluppare tecnologie più precise e servizi utili per lo studio, il lavoro e la vita quotidiana. Inoltre, un’azienda potrebbe considerare i propri archivi digitali come una parte del patrimonio che possiede. Tuttavia, il progresso tecnologico non può essere una giustificazione per ignorare i diritti delle persone, perché una tecnologia dovrebbe migliorare la nostra vita senza mettere a rischio la nostra privacy. Per questo motivo, l’utilizzo dei dati dovrebbe seguire regole precise e rispettare la volontà delle persone coinvolte.
In conclusione, sono contrario alla vendita delle conversazioni private senza il consenso di chi vi ha partecipato. Non sono contrario allo sviluppo dell’intelligenza artificiale né contrario all’utilizzo dei dati per migliorare la tecnologia, ma credo che debbano esserci dei limiti.
La tecnologia non deve e non può avanzare sacrificando i nostri dati e la nostra privacy.










