È impressionante aprire una qualsiasi chat di gruppo e ripercorrerla a ritroso nel tempo: anni di messaggi, discussioni, chiacchierate, litigi, risate e argomenti di vario genere rinchiusi in un piccolo schermo. Quando si parla poi della chat di un’importante azienda queste conversazioni vanno moltiplicate fino a raggiungere un numero di dati e parole destabilizzante. Però non sembriamo più gli unici a pensare e interagire. L’intelligenza artificiale ha imparato a imitarci. Come? Cibandosi di noi e delle nostre caratteristiche da umani. L’intelligenza artificiale è disposta a pagare milioni per avere nostre informazioni, per esempio comprando email, calendari e chat dei dipendenti di un’azienda fallita (come successo all’azienda Spirit Airlines).
Un’azienda che è arrivata a fallire deve aver prima attraversato una fase intensissima di tentativi, scelte e conversazioni, parecchio influenzate dall’emotività umana. Un robot che prende possesso di tutte queste informazioni le può rielaborare solo in parte, poiché gli manca quella componente sempre presente negli uomini e che spesso ne determina anche le decisioni, ovvero la parte dei sentimenti. Il robot tiene conto solo della parte razionale di ogni discorso, rischiando di captare le informazioni in maniera sbagliata e talvolta pericolosa, magari causando in un secondo momento il fallimento di altre aziende, o la disoccupazione di troppe persone.
Forse però che un robot possa sostituire il nostro ingegno non ci preoccupa così tanto, poiché appena si tratta di usufruirne per qualsiasi ragione non ci facciamo scrupoli. Affinché l’intelligenza artificiale possa migliorare sempre di più per aiutarci è necessario alimentarla e fornirle i dati di un’azienda fallita sembra un’occasione perfetta. Non dovrebbe però essere la strada giusta dare all’intelligenza artificiale il nostro modo di pensare, perché è proprio così che rischieremo di arrivare a una situazione che molti stanno già prevedendo e che temono: un mondo in cui i robot sono più potenti di noi, una realtà in cui loro ci possono comandare; è un futuro che sembra troppo distopico ma che per molti non è neanche così lontano.
Ritengo quindi che sia giusto lasciare ai robot il loro modo di pensare e di crescere pur che sia sempre controllato dagli umani e non si mescoli mai con l’intelletto di questi ultimi. Il fascino dell’intelligenza umana è che è un miscuglio di razionalità e irrazionalità, di ragione e sentimenti. Una simile complessità non potrà mai essere presente in un’intelligenza artificiale che può elaborare solo pensieri razionali. Non lasciamo allora ai robot il poter di acquistare ciò che noi abbiamo detto e scritto in dei momenti (come il fallimento di un’azienda) in cui le emozioni probabilmente avevano la meglio sulla ragione.










