Stiamo assistendo in questi mesi a quella che viene ormai chiamata “Sinner-mania” e cioè quel fenomeno di entusiasmo generalizzato e passione per il tennis (e per il tennista) che si è scatenato in risposta alla velocissima ascesa dell’ultimo vincitore dagli Australian Open: il fenomeno italiano Jannik Sinner.

Durante i momenti salienti nel tennis degli ultimi mesi, lui era sempre lì, e con lui erano tutti gli italiani, incollati agli schermi dei televisori, seguendo punto per punto con il fiato sospeso le sue partite, partecipando emotivamente alle sue vittorie come alle sue sconfitte, ai suoi momenti di sconforto e di gloria sportiva.

Quei momenti, e il piacere che il pubblico trae nell’appassionarsi ad uno sport che magari prima non seguiva, generano molti piccoli (e non solo) effetti.

Se pensiamo ai grandi sportivi italiani degli ultimi anni, ci vengono in mente nomi come Federica Pellegrini, Bebe Vio, Gianmarco Tamberi, Marcell Jacobs, Sofia Goggia, la nazionale di pallavolo, sia maschile che femminile, la nazionale di calcio degli europei del 2020, le “farfalle” della ginnastica ritmica, e molti altri. Il pensiero che un italiano o un’italiana riescano a raggiungere traguardi di tale livello ci rende in qualche modo fieri e quei particolari sport in cui teniamo le prime posizioni mondiali diventano molto più affascinanti, al punto che certe gare o match raccolgono numeri di spettatori ancora maggiori di altri eventi importanti, come quando nel 1988 si interruppe il Festival di Sanremo per trasmettere su Rai 1 lo slalom speciale di Alberto Tomba alle Olimpiadi invernali, che lo vide trionfare.

A proposito di Sanremo: in questi giorni è stata fatta una questione del rifiuto da parte di Sinner di essere presente sul palco del Festival. Nulla da obiettare a Sinner, che aveva la necessità di ricominciare ad allenarsi, ma forse non sarebbe sbagliato chiedersi quanto abbia senso rendere tutto così mediatico, mitizzare il personaggio, cercare sempre il gossip, apprezzare più lo spettacolo rispetto allo sport e alla bravura del giocatore in se stessi.

A guardare la storica vittoria su Djokovic alle ATP Finals di Torino sono stati secondo i dati Rai in più di due milioni e mezzo di persone, mentre la finale degli Australian ha raggiunto i due milioni ed è stata seguita da qualche polemica sul mancato acquisto dei diritti da parte della Rai per trasmettere la diretta. Per non parlare di tutti quegli eventi anche sociali, conviviali, che sono stati organizzati intorno al match, come alla Nuvola Lavazza di Torino, dove centinaia di persone vi hanno assistito davanti a un maxi-schermo e con la colazione offerta dalla Lavazza.

Sono molti i lati di questa “mania”, come ad esempio la formazione di gruppi di fan quali i “Carota Boys” che a loro volta hanno raggiunto grande popolarità, ma sono varie anche le motivazioni: non solo la giovane età di Jannik, la sua bravura in campo, ma anche la sua umiltà, il fair-play, la poliedricità dell’ex-sciatore, l’aspetto di un ragazzo semplice che nasconde una testa da campione assoluto.

In ultimo ritengo giusto parlare di una conseguenza pratica, più legata allo sport, di fenomeni come Sinner e dei loro trionfi, ovvero l’avvicinarsi di molte persone allo sport in questione.

Tra gli esempi ritorniamo a Tomba, con il boom di iscrizioni alle scuole di sci; a Jacobs, dopo le Olimpiadi, con un successo tra i giovani dell’atletica; alla Pellegrini con un aumento di popolarità del nuoto; fino ad arrivare a Sinner. Con lui, quasi tutte le scuole tennis in Italia hanno dichiarato un incremento degli iscritti del 15-20%. Si tratta di numeri considerevoli e di un segnale positivo, perché i nostri eroi sportivi possono essere non solo uno spettacolo che ci tiene uniti e attenti per qualche ora davanti al televisore, ma possono costituire delle piccole spinte ad approcciarsi allo sport. Il che non solo è un fatto ottimo in sé, ma può essere anche la base per la formazione di una nuova generazione appassionata di tennis.

Quindi, senza trascurare quello attuale, che ha appena cominciato la sua scalata, forse ci si può già chiedere: chi sarà il prossimo grande campione?

winston_buendía

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