Il servizio affronta un tema di stringente attualità con sguardo lucido. Il 31 marzo 2026 il Senato francese ha approvato una proposta di legge che introduce limitazioni all’uso dei social media per gli under 15, e il video parte da questo fatto concreto per aprire una riflessione più ampia: serve davvero il divieto? E se i giovanissimi sono intrappolati in questi ambienti digitali, esistono vie d’uscita praticabili? Il punto di forza del video è l’equilibrio tra dati e racconto. Si evita sia il tono allarmista che quello minimizzante, scegliendo invece di mostrare le contraddizioni di un fenomeno che sfugge alle soluzioni semplici. Le testimonianze, presumibilmente di adolescenti, genitori ed esperti, danno corpo a dinamiche che le statistiche da sole non riuscirebbero a restituire: la dipendenza algortimica, la pressione sociale, il confronto costante con modelli irraggiungibili. Apprezzabile anche la scelta di non fermarsi alla critica. Il servizio prova a ragionare sulle alternative: educazione digitale, responsabilità delle piattaforme, ruolo della famiglia. Non tutte le risposte convincono allo stesso modo, il nodo della verifica dell’età, ad esempio, viene sfiorato senza essere davvero risolto, ma l’onestà intellettuale di ammettere la complessità è già un merito. Sul piano della forma, il montaggio è funzionale e la conduzione mantiene un ritmo che non stanca. Forse manca un approfondimento più coraggioso sulle esperienze europee già avanzate in questo campo, come il caso australiano. Nel complesso, un contributo utile al dibattito pubblico, consigliato a chiunque voglia capire, non solo indignarsi.











