L’articolo del 15 aprile sul Sole 24 Ore, a firma Luca Tremolada, torna sul tema del divieto di accesso ai social per i minori di 15 anni, già discusso in passato.
La misura è stata appena approvata in Francia e sta per essere introdotta anche in Australia. Il fatto che due paesi importanti stiano prendendo la stessa decisione dovrebbe farci capire che non si tratta di una reazione impulsiva, ma di una risposta ragionata a problemi sempre più gravi, come il cyberbullismo e le vere e proprie dipendenze dai social.
Tuttavia, un divieto totale rischia di essere poco efficace. I ragazzi, che vivono immersi in questi strumenti, troveranno comunque il modo di aggirarlo, spesso di nascosto, in maniera inconsapevole e quindi ancora più pericolosa.
Il vero antidoto non è proibire i social o i dispositivi, ma educare gradualmente i più giovani a un uso consapevole della tecnologia. I social e l’intelligenza artificiale sono strumenti potenti che possono portare grandi benefici alla società, ma diventano rischiosi quando vengono usati in modo immaturo e senza senso di responsabilità.











