Daniele Giacalone 4B Galileo Galilei Palermo
L’articolo usa un linguaggio molto diretto, quasi come se ci stesse parlando a quattr’occhi. La cosa che colpisce di più è l’immagine della “lampadina”: dire che internet in Iran viene acceso e spento fa capire subito il problema della censura, senza bisogno di usare termini tecnici complicati. È uno stile che punta a farti “vedere” la situazione più che a spiegartela a parole.
Il tono non è quello di un professore che fa lezione, ma è più simile a uno sfogo riflessivo. Il giornalista fa molte pause e ripete spesso alcuni concetti chiave per dar loro importanza, come quando parla del potere immenso dei miliardari come Elon Musk rispetto a quello delle nazioni intere.
Si sente che c’è urgenza nel discorso: non vuole solo darci una notizia, ma vuole farci ragionare sul fatto che i nostri spazi digitali sono più fragili di quanto pensiamo. Nel finale, il ritmo accelera e le domande diventano quasi provocatorie, lasciandoci con il dubbio se sia giusto che un privato gestisca diritti che dovrebbero essere di tutti. È una comunicazione semplice ma che colpisce nel segno perché parla dei problemi della nostra generazione usando parole che usiamo tutti i giorni.











