Il video mette in luce come un governo possa letteralmente isolare un’intera popolazione dal mondo digitale, non solo oscurando piattaforme social ma spegnendo quasi completamente l’accesso alla rete globale per motivi di sicurezza o controllo politico. In Iran, questo tipo di blackout non è una novità: già in passato, durante proteste del 2019 e del 2022, le autorità hanno interrotto l’accesso a internet per frenare la diffusione di immagini e informazioni sulle violenze della repressione e interrompere la capacità di coordinamento dei manifestanti. Negli ultimi mesi, a causa di proteste antigovernative entrate nel vivo all’inizio del 2026, Teheran ha nuovamente imposto un blackout quasi totale, riducendo il traffico dati oltre il 90% e isolando cittadini e imprese domestiche dalla comunicazione digitale normale.
Il video aiuta a capire che spegnere internet è possibile perché molte reti sono centralizzate: lo stato può ordinare ai fornitori di servizi di interrompere il collegamento con l’esterno, manipolare i punti di instradamento del traffico e bloccare persino l’uso di VPN che normalmente aggirano la censura. In Iran, oltre al blackout “classico”, esiste anche un progetto di internet nazionale isolato dal resto del mondo, la National Information Network, che può funzionare indipendentemente pur monitorando stretto l’uso dei dati.
La conseguenza di queste misure è duplice: da un lato, limita fortemente la libertà di informazione dei cittadini e impedisce al mondo esterno di conoscere fatti e testimonianze dirette; dall’altro, colpisce l’economia, le comunicazioni personali e la stessa capacità di protesta sociale. In molte zone, gli unici collegamenti residui sono forniti da servizi satellitari come Starlink, ma anche questi sono oggetto di blocchi, intimidazioni legali e interferenze di segnale da parte delle autorità.
- Dario Anselmo 4B liceo g.galilei Palermo











