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L’Iran ha fatto ricorso all’oscuramento di Internet come parte di una strategia più ampia di controllo interno, soprattutto in concomitanza con proteste e tensioni sociali. Le autorità hanno limitato o interrotto l’accesso alla rete globale, riducendo la possibilità per i cittadini di comunicare, informarsi e diffondere notizie in tempo reale. Il governo giustifica queste misure con esigenze di sicurezza nazionale e con la necessità di contrastare presunte interferenze esterne.
Secondo osservatori indipendenti e organizzazioni per i diritti umani, tuttavia, il blackout digitale ha avuto l’effetto di isolare la popolazione, rendendo più difficile documentare le proteste e verificare eventuali abusi. L’oscuramento ha inoltre avuto conseguenze economiche rilevanti, colpendo attività commerciali, servizi e lavoratori che dipendono da Internet. Nel complesso, il blocco della rete viene visto come uno strumento di repressione politica, che limita la libertà di espressione e accentua il controllo dello Stato sulla società.











