L’articolo si distingue per la capacità di inquadrare il 2026 come un momento di verifica concreta per l’intelligenza artificiale, più che come l’ennesima promessa futuristica. Il dialogo con Luca Tremolada accompagna il lettore in una riflessione matura, che riconosce la portata trasformativa dell’IA senza cadere né nell’entusiasmo tecnologico né in visioni apocalittiche. L’idea centrale è che l’IA stia diventando una presenza strutturale nelle nostre vite, influenzando decisioni, lavoro e organizzazione sociale, e che proprio per questo sarà inevitabile giudicarla sui risultati reali e non sulle aspettative.
Il testo funziona perché mette l’accento sul passaggio dalla sperimentazione all’adozione diffusa, sottolineando come il vero impatto dipenderà dalle scelte politiche, economiche e culturali. Pur lasciando sullo sfondo temi complessi come le disuguaglianze e i rischi di delega a macchine autonome, l’articolo riesce comunque a stimolare una riflessione critica e consapevole. Nel complesso è un contributo equilibrato, utile per comprendere perché il 2026 potrebbe segnare un punto di svolta nel giudizio sull’IA come reale rivoluzione tecnologica.












