Nel 2026 l’intelligenza artificiale avrà un riscontro molto forte e diffuso, più di oggi, ma non sarà un “problema” in sé: lo diventerà solo se mal gestita. Molto dipenderà da come verrà usata, regolata e compresa. Di fatto, a mio parere, l’intelligenza artificiale non sarà più percepita come una novità, ma come una presenza costante nella vita quotidiana, nel lavoro e nei servizi. Il suo impatto sarà significativo soprattutto in termini di produttività, velocità dei processi e accesso alle informazioni. Non ritengo che rappresenterà un problema in quanto tale; se ben utilizzata, potrà invece essere uno strumento potente capace di amplificare le capacità umane. I rischi emergeranno soprattutto laddove mancheranno competenze adeguate, favorendo fenomeni come la disinformazione o un uso passivo e poco critico della tecnologia. Tuttavia, se accompagnata da formazione, responsabilità e controllo umano, l’intelligenza artificiale potrà migliorare la qualità del lavoro, favorire l’innovazione e rendere i processi più efficienti. Il vero nodo non sarà quindi fermare l’intelligenza artificiale, ma imparare a governarla in modo consapevole, etico e proporzionato.












