Di recente l’Australia si è resa promotrice dell’introduzione di un divieto significativo, ovvero l’impossibilità di accedere ai social network per i minori di sedici anni.
La misura nasce dalla volontà di proteggere i più giovani dagli effetti negativi dell’iperconnessione, come dipendenza, isolamento, cyberbullismo e pressione sociale. Secondo il governo australiano, limitare l’uso dei social in una fase delicata dello sviluppo servirebbe a tutelare la salute mentale e a favorire relazioni più sane nel mondo reale.
Questo intervento, tuttavia, può essere interpretato anche attraverso una suggestiva metafora filosofica: quella dell’ “arto fantasma” di Gottfried Wilhelm Leibniz.
Nell’arto fantasma, infatti, l’arto, pur non esistendo più fisicamente, continua ad essere percepito dalla mente.
In modo analogo, anche quando l’accesso ai social viene legalmente negato, la loro presenza può continuare a manifestarsi nella coscienza dei giovani.
In questa prospettiva, il divieto dei social ai minori rischia di rivelarsi una soluzione solo parziale.
Se, come nell’arto fantasma, l’assenza materiale non coincide con una reale scomparsa percettiva, allora limitare l’accesso alle piattaforme non basta a cancellarne l’influenza.
Senza un’educazione digitale consapevole e un accompagnamento critico, le dinamiche dei social possono continuare ad agire in modo invisibile ma persistente.
Il provvedimento australiano, pur animato da intenti protettivi, potrebbe quindi non produrre i risultati sperati se non affiancato da un lavoro più profondo sulla formazione, sulla responsabilità e sulla consapevolezza degli individui.
- E.R. 5AM IIS CARLO PISACANE, Sapri.












