Nell’articolo de “Il Sole 24 ore” del 16 dicembre, il giornalista discute riguardo il tema dell’utilizzo dei social da parte dei minori di 16 anni. L’autore dell’articolo si sofferma in particolar modo sul divieto imposto da recente dal governo australiano ai ragazzi che non hanno ancora compiuto 16 anni. Dopo aver trattato coerentemente il tema, anche tramite utili analogie, ad esempio paragonando la funzione odierna dei social network (specialmente TikTok) a quella della televisione negli anni ’50, dunque come un semplice media da osservare senza poter reagire, il giornalista invita alla riflessione sull’argomento. Bisognerebbe innanzitutto pensare ai reali effetti negativi che queste piattaforme hanno, o possono avere, sui più giovani: fenomeni quali il cyberbullismo e la diffusione di notizie false o alterate colpiscono principalmente i ragazzi e le ragazze minorenni. Secondo un sondaggio dell’Istat circa il 56% degli atti di bullismo in rete sono dovuti proprio all’impiego dei social. Non necessariamente, però, si deve considerare il divieto di utilizzo di questi media per i giovani: una scelta meno drastica potrebbe essere rappresentata dalla responsabilizzazione da parte dei tutori degli adolescenti al fine di creare un mondo virtuale cooperativo e funzionale.
Gabriele Di Gangi 4B, Liceo G.Galilei, Palermo












