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A 16 anni i social sono un posto strano. A volte ti fanno sentire parte di qualcosa, altre volte ti fanno sentire completamente fuori posto. Scorri foto, video, storie e ti sembra che tutti abbiano una vita più bella della tua, come se solo tu avessi giorni no, insicurezze e silenzi da riempire. E anche se sai che non è tutto vero, dentro un po’ ci credi lo stesso.

I social possono diventare un rifugio, soprattutto quando non ti senti capito nella vita reale. Scrivere, condividere, mettere una canzone che ti rappresenta è un modo per dire “ci sono anch’io”. Però a volte finiscono per farti cercare conferme negli altri, come se un like o una visualizzazione potessero dirti quanto vali. E quando non arrivano, ti senti invisibile, anche se non dovresti.

Allo stesso tempo, grazie ai social puoi trovare persone che ti capiscono davvero, anche senza averti mai visto. Puoi sentirti meno solo, meno sbagliato. A 16 anni stiamo ancora costruendo noi stessi, e i social diventano una parte di questo percorso, nel bene e nel male.

Forse il punto è ricordarsi che dietro ogni profilo c’è una persona vera, con le stesse paure. Nessuno è perfetto, anche se lo sembra. E che il nostro valore non dipende da uno schermo, ma da ciò che siamo anche quando il telefono è spento.

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