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Social vietati in Australia ai minori di 16 anni… ma é veramente così che cerchiamo di risolvere il problema generazionale? In questo articolo viene messo in evidenza quanto i ragazzi siano facilmente vulnerabili nei confronti dei social o comunque nei confronti delle nuove tecnologie, nei confronti di questo mondo che viene presentato così oscuro. Penso in realtà che questo mondo così oscuro non é, anzi. Sicuramente é qualcosa di complesso, che deve essere conosciuto per evitare eventuali rischi a cui si può  incombere . I social possono essere pericolosi e lo diventano, se usati in modo scorretto o inconsapevole. Per questo motivo, la soluzione migliore non dovrebbe essere la proibizione totale, che rischia anzi di aumentare il desiderio di accedervi, ma piuttosto la tutela di chi li utilizza. I ragazzi hanno bisogno di essere accompagnati, controllati e protetti, non esclusi da una realtà che fa ormai parte della quotidianità e che, se usata nel modo giusto, può offrire anche opportunità di crescita, informazione e socializzazione. Molti sostengono che i social siano in grado di manipolare chi li utilizza, e in parte è vero: algoritmi, modelli di consumo e dinamiche di confronto possono influenzare il comportamento e l’autostima. Tuttavia, è proprio per questo che diventa fondamentale l’educazione digitale. Insegnare ai ragazzi un uso critico e consapevole delle piattaforme è l’unico modo per renderli meno vulnerabili e più autonomi. Vietare non educa; comprendere, invece, sì. Solo attraverso il dialogo, la formazione e una supervisione responsabile si può davvero affrontare il problema, trasformando i social da possibile rischio a strumento da usare con intelligenza. 

C.F

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