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I social si sono dimostrati un’arma a doppio taglio per le giovani generazioni, capaci di mettere in contatto milioni di persone e garantire un costante flusso di informazioni indipendenti.

Strumenti simili sono tuttavia spesso portatori di disinformazione e odio, soprattutto tra i più giovani, che mancano della giusta capacità di giudizio.

sebbene risulti logico voler proteggere quelle fasce più a rischio, le modalità dell’introduzione del divieto dimostrano l’ignoranza del governo australiano nei confronti del funzionamento dei social e dell’internet in generale.

è molto difficile bloccare l’accesso persino ai meandri più oscuri del web, pertanto aggirare i blocchi nei confronti dei social, così come di siti specifici, risulta facile anche a dei ragazzini di età inferiore ai sedici anni, tramite VPN o metodi meno leciti.

È risaputo inoltre che proibire qualcosa, la rende automaticamente più richiesta, io ritengo che gli enti pubblici dovrebbero informare i genitori in primo luogo dei pericoli e delle modalità dei social.

allo stesso tempo trovo gratificante che uno Stato si sia mosso, dando così il primo esempio di controllo su questo fenomeno dilagante.

la strada da percorrere sembra essere quella giusta, ma sembra anche che essa sia molto lunga.

Raffaele Pugliese La Corte 5 AM IIS Pisacane

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