La violenza è un tema particolare ma pur sempre da affrontare.
È complicato parlarne con qualcuno perché ci si sente deboli, fragili e vulnerabili anche se tenersi tutto dentro fa ancora più male. Non trovo sia un tema da affrontare in pubblico, chi è stato una vittima di violenza in una situazione del genere tende a chiudersi ancora di più, a vergognarsi, a guardarsi intorno per paura, come se qualcuno potesse leggergli nel pensiero.
Essendo un tema così delicato, sarebbe meglio discuterne con persone più care, di cui ci si fida, e che magari, conoscendoci meglio degli altri, possano dare consigli più adatti o aiuti più utili. Ho avuto un’amica vittima di violenze. Glielo si leggeva negli occhi che qualcosa non andava e poi finalmente ebbe il coraggio di parlarmene “non è facile” mi disse “e non è bello tornare a casa e non sentirsi al sicuro. Il profumo di casa è quello che dovrebbe farci sentire protetti, al riparo dalla pioggia, da una brutta giornata, da incontri sgradevoli, da brutte esperienze, il profumo di un padre è quello che dovrebbe fare sentire protetti, ma non sempre è così. Quando torno a casa da scuola io non sono sicura di trovare il pranzo pronto, più delle volte trovo mia madre a terra, livida.. a volte sanguinante, in lacrime. Mi sento piccola ed impotente, non sopporto che tocchi anche mia madre, non lei. Così poso lo zaino e la aiuto ad alzarsi ed insieme cuciniamo, cuciniamo per lo stesso mostro che la lascia a terra. Altre volte ad aspettarmi a casa dopo l’uscita da scuola c’è anche lui, ma di certo non mi aspetta per chiedermi come è andata la giornata… Quando sono stanca non posso sempre andare a dormire, non se lui non vuole e passo le notti in bianco tra lacrime e grida soffocate, le mattinate a coprirmi i lividi e gli occhi gonfi, le giornate in preda al panico, la vita a nascondermi”. La violenza in famiglia non è una cosa rara, ma il fatto che sia un fenomeno diffuso non lo rende di certo meno grave. C’è chi non riesce a far nulla e subisce, e chi, come la mia amica, stanca di subire, combatte.
“Denuncialo, mio Dio, fa qualcosa”
-“La polizia non ci ascolta, promette ma non interviene, non ti nego che a volte vorrei farmi giustizia da sola”.
-“Tuo zio, tuo zio potrebbe aiutarti, sai quanto tiene a te e sai che è forte, ti prego parlagli”
-“Ho paura”
-“Non devi, non è tuo zio quello che devi temere. E poi possiamo parlargli insieme!”.
State accanto quanto più potete a chi vive questo dramma, non fateli sentire abbandonati perché se non si sentono soli riescono a reagire, a lottare, a vivere.
“Ce l’abbiamo fatta, io e mamma siamo andate via, ora viviamo con gli zii e a breve prenderemo una casa accanto a loro. Grazie di cuore, è anche merito tuo se ce l’ho fatta, se quando torno a casa non ho più paura”.

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