La violenza familiare rappresenta uno degli argomenti di maggiore attualità in
Italia. Le ricerche sociologiche e psicologiche hanno posto una grande attenzione nei riguardi del fenomeno. È proprio negli ultimi trent’anni, infatti, che l’interesse politico sociale si è rivolto alla violenza domestica ed in particolar modo alle violenze sui minori.
La famiglia può essere considerata come il primo nucleo di socializzazione, in essa si coltivano gli affetti e l’amore: allora come mai diviene anche teatro di violenze? I bambini, purtroppo, sono testimoni delle violenze familiari e, spesso, vittime.
Ogni anno nel mondo milioni di bambini assistono a violenze familiari.
Il fenomeno sembra lontano da noi perché, per fortuna, non ci riguarda da vicino. Eppure non c’è giorno in cui i mass-media non riportano notizie di violenze familiari che, molto spesso, sfociano in veri e propri drammi. E così, quell’uomo o quella donna che dovrebbero proteggere i figli o i compagni si trasformano in carnefici.
I motivi sono diversi ma, a mio parere, alla base c’è sempre una componente psicologica fragile. Non ci sono spiegazioni altrimenti per crimini così efferati!
Ma, a parte questi casi estremi, molte sono le situazioni di violenza che nessuno conosce, che vengono consumate senza mai essere scoperte.
Ovviamente quest’argomento è molto serio e deve essere trattato con grande delicatezza e maturità. Se un mio amico dovesse chiedermi aiuto cercherei di parlarci e convincerlo a confidarsi con un adulto di cui si fida, denunciando il tutto alle forze dell’ordine.

Ho giurato di non stare mai in silenzio, in qualunque luogo e in qualunque situazione in cui degli esseri umani siano costretti a subire sofferenze e umiliazioni.
Dobbiamo sempre schierarci.
La neutralità favorisce l’oppressore, mai la vittima.
Il silenzio aiuta il carnefice, mai il torturato.
(Èlie Wiesel)

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