I videogiochi sono stati spesso al centro di critiche e controversie, restrizioni o limitazioni dell’opera videoludica. Sono stati inoltre sviluppati molti sistemi di classificazione dei contenuti, per proteggere ed evitare problematiche legate principalmente ai minorenni. In Europa è stato sviluppato il PEGI che indica l’età minima consigliata per la vendita dei videogiochi.
Fin dai primi videogiochi in cui venivano mostrate scene di violenza, gruppi di genitori e associazioni nazionali hanno fatto pressioni sulle società produttrici di videogiochi e sugli stessi governi affinché le opere venissero modificate, in modo da risultare meno violente.
Il Parlamento europeo ha votato, a stragrande maggioranza, una risoluzione per chiedere alla Commissione e agli stati membri misure più severe per l’accesso ai videogiochi violenti da parte dei minori. La tutela del sistema PEGI non è sufficiente soprattutto per la confusione dei ruoli dei soggetti controllati.
Ma sono davvero cosi pericolosi questi giochi? Sono sempre di più i minorenni che acquistano videogiochi non adatti alla loro età. Non ne facciamo una colpa a chi li vende, ovviamente, poiché loro non possono sapere a chi verrà consegnato il materiale. I genitori, dovrebbero avere un ruolo più incisivo su questo tipo di argomento e non sottuvalutarlo come molti fanno. I ragazzi, soprattutto i più giovani spesso vengono influenzati da questi giochi violenti e quindi, potrebbero arrivare al punto di non distinguere più la “realtà virtuale” da quella vera e propria.
Secondo me, il dovere di vietare i videogiochi violenti non spetta allo stato ma ai genitori.

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1 Comment
  1. rossella0 4 anni ago

    Purtroppo le restrizioni nella diffusione dei videogiochi esiste da anni, ma non viene mai presa in considerazione. Ammettiamolo, il venditore non presta alcuna importanza all’et

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