Videogiochi vietati ai minori. Sicuramente l’ indicazione data è capace di rendere subito l’ idea di che classe di contenuti stiamo parlando: violenza, combattimenti e scenari surreali resi con una cruenza a volte forse anche eccessiva. Gli studi sul fenomeno dell’ influenza che i videogames possono avere in particolare sui giovanissimi hanno apportato, giustamente, che questi ultimi spesso riproducono azioni e gesti appresi dai suddetti giochi elettronici, che sia per scherzo come anche più seriamente.
E’ proprio per questo che diversi servizi come la PEGI (Pan European Game Information) sono incaricati di classificare i contenuti del titolo, indicando i punti che un consumatore può quindi controllare prima dell’ acquisto. Ma se, come accade spessissimo in Italia, un genitore inesperto acquista per il proprio figlio un videogioco del quale sono ben esposti i contenuti violenti e poi, solo dopo aver visto il figlio giocarci ed essersi accorto della classificazione del titolo, denuncia la corruzione violenta dei videogiochi nei minori? Non è anche colpa del genitore stesso? Purtroppo ci sono stati anche casi recenti di violenze domestiche o addirittura omicidi volontari da parte di minori intorno ai 12-16 anni, ai quali solo dopo lunghissime sessioni il gioco è stato sottratto causando una loro reazione violenta. Anche in questo caso il genitore vedendo il figlio rimanere “attaccato” alla console o a qualsiasi altro apparecchio dedito alla riproduzione di titoli videoludici per 5 ore o più, non avrebbe potuto semplicemente ordinare al ragazzo di “staccare” prima?
Ma anche semplicemente trovare un qualsiasi videogioco classificato come “18+” in casa di un criminale porta automaticamente in prima pagina il titolo “I videogiochi lo hanno trasformato in un criminale” o “Si allenava a fare il killer con i suoi videogames”. In praticamente tutti i casi si è rivelato trattarsi in realtà di un individuo con seri problemi psichici, a cui le vendite sarebbero dovute essere vietate.
Bastano pochi semplici accorgimenti per evitare che i videogames causino furie di violenza nei loro consumatori: un’ ovvia supervisione da parte dei genitori sui contenuti prima dell’ acquisto, evitare di vendere ad individui mentalmente instabili copie di titoli classificati come cruenti e soprattutto semplice regolazione nell’ uso da parte del consumatore, e non costringendo un negozio di videogiochi a chiudere perché vendeva giochi che “corrompevano i ragazzi” come è accaduto in provincia di Lugano, dove recentemente la chiesa locale ha sfrattato l’ attività, causando una rivolta dall’ intera comunità di ”gamers” Internazionale, o la presa di mira da parte di persone inesperte di un titolo in particolare, presentandolo come esempio generale dei titoli videoludici odierni e causando rivolte di genitori spesso con lo stesso livello di conoscenza nel campo videoludico.

1 Comment
  1. malza90 7 anni ago

    Grande variet

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