Prima di parlare in maniera dettagliata di quali possibili danni nascosti questa particolare attività possa creare, occorre compiere una precisazione in ambito generale.
I videogiochi sono infatti una categoria molto estesa e variegata, ciascuno quindi deve tenere conto che ne esistano anche di educativi, come di pericolosi, di adatti e di non adatti a bambini, a ragazzi, ad adulti, di sconsigliati ai soggetti facilmente impressionabili e molto altri ancora.
Ogni videogioco ha le sue caratteristiche, ed è per questo motivo che andrebbe singolarmente controllato e ispezionato in maniera accurata prima di essere messo nelle mani di qualcuno, sopratutto poi se la persona in questione é un ragazzo molto giovane.
Si tratta di un universo nato recentemente e verso il quale abbiamo ben poche certezze riguardo alle problematiche da esso causate. Non a caso gli studi e le ricerche riguardanti l’eccessiva esposizione ai videogiochi devono ancora dare risultati definitivi e molto spesso non si sa mai quanto i dati finali siano effettivamente affidabili.
Molti psicologi e ricercatori ad esempio affermano con certezza del danno causato dai videogiochi, mentre altri sono certi del contrario. Si tratta in ogni caso di opinioni raramente supportate da prove scientifiche.
Anche nel momento in cui fosse effettivamente riscontrata una correlazione tra esposizione incontrollata al videogame e un evidente comportamento anomalo e negativo da parte del ragazzo resterebbe sempre da distinguere quali effettivamente siano le cause e quali le conseguenze. É il videogame violento a causare una degenerazione aggressiva nel carattere del ragazzo oppure è il ragazzo con problemi di autocontrollo e aggressività a sfogarsi nell’universo virtuale del gioco?
Volendo guardare ai dati sperimentali, si è notato come i bambini che prediligono i videogiochi violenti siano più portati all’aggressività e addirittura al bullismo; d’altra parte può anche esistere la possibilità che siano gli stessi videogiochi cruenti ad attirare i ragazzi più aggressivi e che quindi non siano i diretti responsabili delle loro pericolose tendenze.
Non è escluso poi che esistano altre cause “al di fuori” di questo piccolo sistema formato da giocatore e gioco, che intervengano e influenzino pesantemente. Una di queste può essere sicuramente la presenza o meno dei genitori e del loro severo controllo delle tipologie di videogiochi presenti nella collezione del figlio.
Ma le responsabilità dei genitori non si fermano solo a questo aspetto, anzi prima di tutto dovrebbero saper dedicare il giusto tempo con i loro figli in modo da far si che essi si ritrovino a “video-giocare” solo in occasioni sporadiche e non permettere che diventi un attività quotidiana e immancabile.
Altri aspetti esterni possono essere ad esempio le passioni del ragazzo al di fuori dei videogiochi stessi, che molto spesso ci riconducono a film violenti e cartoni animati giapponesi, comunque intrisi di violenza.
In poche parole quindi, se non è stato dimostrato che i videogiochi violenti sono pericolosi, ancor meno è stato dimostrato che non lo siano.
Altre incertezze riguardano poi gli impatti negativi che i videogiochi possono avere sugli aspetti neuro-psicologici (come attenzione, concentrazione, memoria e riflessi solo per citarne alcuni). Anche in questo caso esistono coloro che sostengono l’effettiva tendenza causata dai videogames a non utilizzare queste aree, rimanendo quindi poco concentrati e attenti, come d’altra parte ci sono quelli pronti a scommettere addirittura che i videogiochi rafforzino queste capacità, ma anche in questo caso non esistono prove inconfutabili.
Va però detto che i video-giocatori più accaniti, giovani o meno, siano comunque attratti da questo tipo di intrattenimento, che finisce per generare in loro una profonda dipendenza verso i videogiochi stessi, distogliendoli da quelli che sono i compiti della giornata e più in generale della vita.
Questo può dare l’impressione che le persone in questione siano assenti e poco concentrate.
Nei caso più gravi e degenerati, si arriva persino a non distinguere più la realtà dalla dimensione fittizia del videogame. A causa di ciò, i comportamenti dei giocatore nella vita di tutti i giorni possono essere tra i più imprevedibili e pericolosi (sia per se stesso che per gli altri) e non è da escludere che questa condizione causi dei deficit irrecuperabili in aree importantissime come la capacità mnemonica e l’abilità riflessiva.
Nonostante le poche certezze a riguardo, personalmente ritengo che un’eccessiva esposizione sia non solo dannosa, ma in grado di causare una condizione di confusione tale da non distinguere più la realtà dalla finzione.
Il mondo videoludico possiede però degli strumenti capaci di farci capire quali fra i tantissimi prodotti sono più adatti a noi è quali invece sono destinati ad un pubblico differente.
Uno di questi può essere sicuramente le classificazione PEGI. Le classificazioni PEGI altro non sono che bollini riportati sul fronte e sul retro delle confezioni e si dividono in cinque blocchi: 3, 7, 12, 16, 18. Ciascuno indicante la fascia d’età consigliabile per fare uso dei contenuti di tale videogioco.
L’industria dei videogiochi non può ovviamente operare di prima persona per impedire l’acquisto di un loro prodotto da parte di un potenziale acquirente, sta quindi ai negozianti porre delle limitazioni basandosi sulla classificazione PEGI, invece di vendere anche a ragazzini molto piccoli, giochi destinati ad un pubblico maggiorenne.
Ad ogni modo la responsabilità maggiore sta nelle mani dei genitori, che prima di chiunque altro hanno il compito di tutelare la salute dei propri figli : il videogame può essere uno svago occasionale ma non deve diventare assolutamente una dipendenza. Ricordiamoci che alla fine, si tratta solo di giochi e che la vita vera è una sola. Unica e preziosa.

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