La rabbia, la frustrazione e le delusioni, per un ragazzo come per un adulto, devono essere in qualche modo scaricate e molte volte, farlo mediante uno sport o un altro tipo di attività salutare, sembra quanto mai inutile e faticoso. E’ per questo che ci si butta nel virtuale, escludendo il mondo e immedesimandosi totalmente nel personaggio che si sta controllando… Tutti i videogiochi portano ad una modifica chimica nel nostro cervello, a volte positivamente, come accade per quei generi che stimolano il ragionamento, la memoria, la creatività ecc. altre volte negativamente, per esempio con giochi violenti ed eccessivamente aggressivi. Il pensiero comune si è ovviamente soffermato su quest’ultima categoria, in quanto studi sempre più approfonditi e fondati hanno dato il via a una polemica riguardo il diritto o meno di distribuire questi prodotti. Da un punto di vista prettamente scientifico è quanto mai assodato che, soprattutto in età infantile ed adolescenziale, l’assiduo utilizzo di videogiochi di un certo tipo, inibisca una zona del cervello adibita al contenimento dell’aggressività e, allo stesso tempo, stimoli quella che, nella vita reale, si attiva in momenti di stress come la paura o il pericolo… Questi effetti sembrano essere “riassorbiti” dall’organismo nel giro di poco tempo scomparendo poi del tutto. Come importanti studiosi hanno in seguito affermato questo procedimento corre parallelo al fumo: una singola sigaretta non è deleteria, ma il consumo spasmodico e prolungato nel tempo aumenta la possibilità dell’ insorgere di numerose patologie. Questi studi, per quanto affascinanti e dimostrativi, non risolvono il problema etico che si trova alla radice del fenomeno:la vera preoccupazione è la concezione che si ha del gioco stesso mentre lo si utilizza e come lo si vive; all’inizio dell’articolo abbiamo citato le emozioni che spingono un individuo a trasferirsi temporaneamente in un mondo virtuale, escluso il puro desiderio di svago, spiegando che chi se ne serve si uniforma al contesto in cui è inserito, credendo di viverci. Prolungando questa esperienza, una mente in formazione come quella di un bambino, fatica a scindere il comportamento e le reazioni della vita reale e quelle imposte dal gioco, tanto che spesso, in quest’ultimo, si è costretti ad uccidere per sopravvivere. La facile reperibilità e distribuzione di questi videogiochi instaura nella gente una concezione di morte e brutalità come normali, spingendola a servirsene in caso di bisogno con chi la circonda. Come per ogni cosa risulta dunque fondamentale l’approccio che si intende avere, al pari di alcool e droghe e forse, vietare questi prodotti risolverebbe nulla o poco dal momento che potrebbero nascere nuovi metodi ancora più dannosi per divertirsi ed emarginarsi e, soprattutto, perché è solo l’interiorità più profonda di ognuno di noi a mostrare chi siamo.
Giovanni Vinchi

Commenti
  1. ricanews 7 anni ago

    Mi piace molto il tuo articolo!
    Mi ha colpito l’introduzione in cui dici che la rabbia e la frustrazione di una persona devono essere scaricate in qualche modo, e uno di questi pu

  2. fornabaiofp 7 anni ago

    Mi

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