Il PEGI è una classificazione europea che regola i videogiochi in base all’età del videogiocatore. In alcuni paesi, come la Finlandia e il Regno Unito, è imposto per legge e quindi i negozianti non possono vendere uno specifico prodotto videoludico a una persona inferiore all’età consigliata dal PEGI; negli altri paesi, invece, il PEGI viene intravisto dalla politica come un semplice consiglio d’acquisto, mentre in paesi come la Russia la normativa imposta dalla legge europea è inesistente e viene sostituita da una legge nazionale. Queste normative, PEGI o non, vengono applicate per garantire una crescita sana dei bambini e per non farli diventare violenti e/o aggressivi da adulti. A mio parere, gli sviluppatori potrebbero inserire nei loro prodotti l’opzione in base alla quale, selezionando l’età del giocatore, le scene cambino automaticamente la loro violenza e non possano influire sulla crescita del bambino. Vi sono case produttrici, come Activision, che potrebbero farlo tranquillamente visti i loro fondi e i loro sviluppatori. A prescindere dalla quantità o dal tipo di violenza presente in un videogioco, ogni bambino deve crescere nell’ottica della vita reale, non accompagnato da fucili o
bombe della playstation. A parer mio, il reale pericolo non risiede nei contenuti violenti, bensì nel momento in cui un bambino confonde la quotidianità con la vita virtuale. Consiglierei alla case produttrici d’inserire un’ulteriore opzione: il ritorno alla vita reale.

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