Il mercato dei videogiochi è in rapida crescita e con esso anche il numero dei giocatori di tutte le fasce d’età.
Attualmente esiste un sistema di classificazione dei videogiochi in base all’età il cosiddetto PEGI (Pan-European Game Information) con la funzione di tutelare i minori e fornire indicazioni al consumatore e in particolare ai genitori circa l’adeguatezza di un gioco.
Nonostante queste indicazioni accade spesso che il pubblico più giovane si trovi davanti a giochi violenti, inadeguati e diseducativi a causa di acquisti non consapevoli dettati dalla moda del momento .
Si tratta di videogiochi basati cioè soltanto sul compimento virtuale di atti di crudeltà contro esseri umani compiuti in maniera gratuita e non legati al proseguimento della trama.
Anche se i videogiochi in questione rappresentano soltanto una piccola parte, circa il 4% di tutto il mercato video ludico, essi sono quelli più richiesti e popolari.
Una parte del pubblico apprezza la trasgressione, la possibilità di infrangere regole che non potrebbe violare nel mondo reale e da questo punto di vista i videogiochi si potrebbero vedere come una valvola di sfogo.
Il rischio di sviluppare una personalità violenta riguarda soprattutto le persone più impressionabili e i bambini che potrebbero imitare nella realtà i comportamenti adottati dai protagonisti e immedesimarsi in loro.
Inoltre, è risaputo che l’uso eccessivo dei videogiochi può causare una vera e propria dipendenza e mettere a rischio la saluta psico-fisica e le relazioni familiari e sociali.
Sulla relazione tra videogiochi e violenza sono statti condotti numerosi studi scientifici che non sempre sono giunti alle stesse conclusioni.
Molti sostengono che l’uso di videogiochi violenti induca reazioni tendenzialmente violente e stimoli pensieri aggressivi con conseguenze anche sulla capacità di vivere in modo appropriato nella società.
Secondo altri invece non vi è alcuna relazione diretta fra la brutalità e la violenza e la fruizione dei videogiochi perché tutto dipenderebbe dall’ individuo specifico.
Personalmente non so se ci sia o meno una relazione tra videogiochi e violenza, sono però dell’opinione che essi siano potenzialmente pericolosi per i bambini e i ragazzi particolarmente influenzabili in quanto sono ancora in una fase di sviluppo mentale e non sono in grado di distinguere la realtà dalla finzione e il giusto dallo sbagliato e quindi prendere come riferimento figure negative prive di valori morali.
Ecco perché sono favorevole all’introduzione di un divieto di vendita ai minori di videogiochi violenti.
Infatti, dato che spesso l’acquisto viene effettuato dai genitori a causa dell’ elevato costo dei videogiochi che si aggira intorno ai 60-70 Euro, il divieto potrebbe servire per portare ad acquisti più consapevoli e meno leggeri.

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