Giochi violenti, riguardanti guerra, distruzione e sterminio, destinati ad un pubblico adulto, ma che comunemente vengono acquistati da ragazzini anche di 10 anni: questa è una situazione abbastanza grave, in quanto le giovani menti dei ragazzini sono suscettibili e “modellabili” alla visione di scene violente, quindi possiamo attribuire a questo l’aumento della criminalità nella società moderna? In effetti, giocando in modo insistente a questi giochi, le azioni violente diventano la “normalità” e vengono praticate anche nella vita quotidiana: lo confermano delle ricerche americane della Villanova University e del Rutgers University, pubblicate nella rivista edita dalla American Psycological Association, le quali sostengono che esiste una correlazione tra l’aumento della criminalità e dell’aggressività con cui vengono compiuti atti criminali nelle strade con i giochi e videogiochi attualmente disponibili nel mercato.
Ma come si può limitare la diffusione di giochi che inducono alla violenza? La risposta più ovvia sarebbe imporre sanzioni a chi li vende ai minori, anche se questa potrebbe essere una soluzione limitata, visto che i giochi possono essere acquistati da adulti e poi trasmessi a minori, come un fratello adulto al fratello minore,o in casi più gravi, anche dai genitori. Si può agire direttamente sulla vendita da parte delle maggiori case produttrici di giochi al mondo, come Microsoft e Ubisoft, ciò però significherebbe arrestare un business di milioni di dollari, cosa che queste non permetterebbero. L’unica soluzione attendibile è utilizzare un po’ di buon senso, limitando l’utilizzo di questi giochi e aumentandone il controllo da parte dei genitori.

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