Qualche giorno fa è uscito ufficialmente, come ogni anno, il nuovo titolo di casa Activision: Call of Duty Black Ops 3. In questi anni la casa videoludica ha dettato il suo dominio nel mondo del gaming e conta un capitale di oltre 25 miliardi. In qualsiasi negozio di informatica chiunque venderebbe un titolo splatter a un bambino anche se non maggiorenne. Come riportato sulle confezioni di questi giochi l’età minima consentita dalla Pegi è di 18 anni. Dunque chi vende questi giochi ai minorenni, dovrebbe essere multato? Non c’è ancora una legge che preveda una sanzione, come nel caso delle sigarette o dei super analcolici, ai venditori.
Si pensa comunque che questi videogiochi non abbiano alcuna controindicazione per i più piccoli, ma a conferma della tesi contraria c’è la ricerca di Rowell Huesmann e Eron. Gli studi hanno riportato l’esistenza di effetti negativi sui bambini dai 6 ai 10 anni. Inoltre, considerando un campione di 800 bambini dai 9 ai 10 anni, è stato constatato che quelli abituati a vedere violenza in televisione erano più aggressivi rispetto ad altri e questa condizione permaneva per diversi anni.
Dunque è possibile ricondurre una predisposizione all’aggressività nei bambini di questa età che abusano di videogiochi violenti. Essa però potrebbe essere dettata da moltissimi altri fattori, come la televisione. Quindi, finché non arriverà uno studio confermato universalmente, il mercato di questi colossi digitali rimarrà probabilmente invariato e si continueranno purtroppo a vendere i loro prodotti anche ai minorenni.

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