Il vero problema dei giochi violenti è che torturano psicologicamente i ragazzi senza che questi se ne accorgano. Mentre si gioca, l’interesse principale è quello di conseguire la vittoria finale, ma sotto lo stimolo a vincere che spinge il giocatore a continuare, intanto il videogame lavora attraverso il subconscio: immagini orrende, atmosfere spaventose e sete di violenza si insinuano nel suo cervello senza far sospettare della loro esistenza. I risultati: sonno agitato, incubi, ansia, agitazione e malessere generale. Questo accade perché, cresciuti e non più bambini, noi pensiamo di essere completamente resistenti alla paura e all’orrore, il che non é vero. Se queste abitudini di gioco vengono ripetute frequentemente, ecco che si vede aggravarsi la situazione, con i sintomi che si intensificano fino a sfociare in crisi isteriche, intrattabilità, insonnia, sfogo delle emozioni represse attraverso altri metodi, che possono essere fumo, droga o alcol. Nel caso in cui si cominci questo genere di passatempi fin da una giovane età, l’impressionabilità aumenta, ma soprattutto si rischia che lo stato psicologico venga compromesso per sempre. E il pericolo maggiore risulta l’abitudine, che provoca un’insensibilità alla violenza che può modificare il comportamento anche al di fuori delle mura di casa.

Come tutto, però, le conseguenze dell’uso dei videogiochi dipendono dal modo in cui si utilizzano: se usati con misura e saggezza, è possibile anche trarne vantaggi. Ne sono un esempio quelli educativi per bambini o quelli che richiedono un affinamento del ragionamento, ma anche il semplice divertirsi, magari con gli amici, è un uso virtuoso dei videogames.

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