Secondo una recente indagine, che ha coinvolto ragazzi dai tredici ai diciassette anni provenienti da tutta Italia, è emerso che il 38% di essi fa uso di una consolle per videogiochi ogni giorno per almeno due ore e il 14% di essi supera le quattro ore; in tutto, sono duecentomila gli adolescenti che trascorrono più di otto ore online quotidianamente.
La motivazione? I videogiochi rappresentano un mezzo per fuggire dalla realtà alla quale si sostituisce così una dimensione virtuale divertente, appagante, poco impegnativa e molto soddisfacente.
È noto che in commercio ci sono videogiochi il cui contenuto può comprendere riferimenti che non possono essere trascurati perché riguardano la violenza, il sesso, la droga, l’offensività nei confronti di altre persone.
È giusto che ragazzi, che stanno affrontando il delicato periodo dell’adolescenza, vengano a contatto con questo materiale?
È ormai provato che certe immagini abbiano un forte impatto sulla psiche dei giovani, particolarmente sensibile agli stimoli del mondo esterno: un videogioco con determinate caratteristiche può quindi influire negativamente su un ragazzo, creando difficoltà nella distinzione dei comportamenti da adottare nella vita reale, la quale si discosta molto da quella virtuale. Sarebbe quindi opportuno rimandare sempre di più il contatto con i contenuti multimediali che sono considerati vietati ai minori, al fine semplicemente di proteggerli da stimoli che possono essere destabilizzanti.

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